Camorra e mala gestio a Pagani: pubblicate le motivazioni dello scioglimento del Comune

Appalti pilotati, assunzioni di clan, voto di scambio e la complicità di politici e dirigenti: la radiografia del Viminale che azzera l’amministrazione per la terza volta

Oltre i rapporti con l’ex assessore comunale Alfonso Marrazzo e la sua cooperativa Pedema, sarebbero emersi altri elementi nella gestione di Palazzo San Carlo che poi hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Pagani per infiltrazioni camorristiche. Come ipotizzato dalla Città nelle settimane scorse non potevano essere solo le risultanze delle inchieste del 2022 al centro del rapporto della commissione di accesso che poi ha fatto decisamente, prima il ministro degli interni e poi il presidente della Repubblica, a sciogliere il consiglio comunale della città di Sant’ Alfonso, tra l’altro a poche settimane prima dalle elezioni.

Rimangono centrali, i rapporti tra Comune e la Pedema. Facendosi largo tra gli omissis si intuisce che i commissari hanno esaminato in primis i rapporti che la Pedema, la cooperativa in capo a Marrazzo, aveva avuto con Palazzo San Carlo, in particolare con alcuni funzionari. In quell’inchiesta era stato indagato anche l’attuale sindaco, Raffaele Maria De Prisco, poi archiviato, assieme a un assessore comunale Pietro Sessa, prosciolto.

Elementi che sono stati vagliati anche dalla Dda, che riguardano le indagini del filone principale dell’inchiesta, relativa al clan Fezza De Vivo, egemone in città. Per la terza volta il Comune della città di Sant’Alfonso è stato commissariato per almeno 18 mesi. L’indagine della Dda di Salerno, coordinata all’epoca dall’attuale procuratore capo di Nocera Inferiore, Luigi Alberto Cannavale, furono analizzati diversi appalti e i ruoli di faccendieri, funzionari, imprenditori e amministratori comunali di Pagani e che in parte sarebbe andata a favore dell’attività della cooperativa Pedema e da questa al clan Fezza De Vivo (organizzazione criminale subentrata ai Fezza D’Auria Petrosino).

In quella indagine furono indagati anche alcuni funzionari apicali del Comune e di società comunali. Le procedure sotto la lente d’ingrandimento riguardavano l’affidamento dello spazzamento delle strade, con l’informazione passata a Marrazzo sulla necessità che la proposta tecnica del servizio da appaltare occorreva una spazzatrice, ottenendo così informazioni riservate.

Appalto poi assegnato all’ex assessore paganese (che non aveva legami funzionali con l’attuale amministrazione comunale sciolta, dopo che sarebbe stata inoltrando alla Pedema l’elenco degli altri invitati a partecipare. Il presidente della gara, si disse nell’indagine conclusa nel 2024, non avrebbe escluso la coop di Marrazzo nonostante non rispettasse i parametri degli enti sociali e delle iscrizioni negli albi di categoria e in più gli sarebbero stati conferito 19 punti su 20 per la “Promozione dell’occupazione di soggetti svantaggiati” pur non impiegandone nessuno e avendone assicurato altri presunti favori.

Va ricordato che Marrazzo è l’unico in questa inchiesta indagato per associazione camorristica (lo era già nella precedente del 2022) legata al clan Fezza De Vivo nel cui interesse e a vantaggio avrebbe operato nell’infiltrazione «nel tessuto politico-amministrativo­ imprenditoriale di Pagani». Altro appalto fu quello della sanificazione di uffici e veicoli comunali affidati d’urgenza dal Comune di Pagani durante il Covid a Marrazzo che avrebbero fatto spruzzare non del liquido sanificante, ma una miscela composta da acqua e sostanze profumanti.

Ci sono poi gli appalti cimiteriali, dove emersero gravi irregolarità. A questo ci sarebbero, l’affidamento di oltre 90% di appalti in modalità diretta. Inoltre, c’è l’irrisolta questione del fondo Criscuolo, occupato dalla famiglia Petrosino – D’Auria, per non contare una serie di abusi edilizi commessi da persone gravitanti attorno al clan Fezza – De Vivo mai perseguiti. Come se non bastasse ci sarebbero anche i rapporti di un assessore, diverso da quanto detto precedentemente, con noti pregiudicati.

ROMA – Il Ministro dell’Interno ha proposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Pagani per accertate forme di ingerenza e condizionamento da parte della criminalità organizzata. Il provvedimento, adottato ai sensi dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali (Tuel), giunge al termine di una minuziosa indagine ispettiva della Commissione d’accesso e della Prefettura di Salerno. Le risultanze hanno evidenziato un grave quadro di compromissione e asservimento della macchina pubblica agli interessi dei clan locali, rendendo necessario l’intervento dello Stato e l’affidamento dell’ente a una gestione commissariale per la durata di diciotto mesi.

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Si legge sulla Gazzetta Ufficiale:
“Nel Comune di Pagani (34.472 abitanti in Provincia di Salerno), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 20 e 21 settembre 2020, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione locale, nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il Comune di Pagani, il cui consiglio comunale in passato è già stato sciolto due volte per infiltrazione della criminalità organizzata con decreto del Presidente della Repubblica dell’11 marzo 1993 e con decreto del Presidente della Repubblica del 30 marzo 2012, è collocato in un contesto territoriale notoriamente interessato dalla presenza di sodalizi criminali. Le intense attività investigative coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Salerno hanno portato al radicamento di diversi procedimenti penali.

Il 2 dicembre 2022 è stata eseguita un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa il 24 novembre 2022 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, nei confronti di quarantasei soggetti – appartenenti ad un locale gruppo criminale, nonché a quello facente capo ad altro controindicato egemone in Poggiomarino e nei comuni limitrofi – a vario titolo accusati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni e altri reati, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Tra gli indagati anche un imprenditore, già consigliere e assessore del Comune di Pagani dal 2014 al 2016, ritenuto partecipe della medesima organizzazione camorristica, il quale, come riportato in atti giudiziari, avvalendosi della forza di intimidazione della medesima organizzazione, avrebbe ottenuto dal Comune di Pagani e dall’azienda speciale preposta alla gestione dei servizi di igiene urbana, nel 2021 trasformata in società interamente partecipata dall’ente, la gestione del cimitero, del servizio di spazzamento delle strade ed altre commesse comunali, elementi che, nel loro insieme, attestano la capacità del clan di condizionare gli uffici dell’ente.

Come evidenziato dalla relazione prefettizia, le successive sentenze dell’autorità giudiziaria hanno delineato in maniera chiara ed inequivocabile il ruolo del predetto imprenditore quale soggetto al servizio del clan locale. In particolare, il Tribunale di Salerno con sentenza del 14 dicembre 2023 ha certificato l’operatività e la pervasività della predetta organizzazione criminale strettamente collegata al citato gruppo criminale di Poggiomarino. Inoltre, il 10 giugno 2024 il Tribunale di Nocera Inferiore ha condannato i maggiori esponenti del clan a venticinque anni di reclusione e, valutando il legarne funzionale fra le attività del predetto imprenditore e il rafforzamento dell’associazione camorristica paganese, ha condannato quest’ultimo alla pena di anni quattro e mesi otto di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per anni cinque, quale concorrente esterno di detta associazione.

La sentenza è stata confermata in appello il 24 giugno 2025 e, allo stato, il giudizio è pendente dinanzi alla Corte di cassazione per il suddetto imprenditore. Successivamente, l’8 novembre 2024 é stata eseguita un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa il 25 ottobre 2024 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno nei confronti di nove persone (tre in carcere e sei agli arresti domiciliari), tra i quali, oltre al citato imprenditore, figurano l’ex direttore generale della predetta azienda speciale, due ex dirigenti e un funzionario dell’ente.

Come sottolineato nella relazione prefettizia, agli indagati sono state contestate, a vario titolo, condotte delittuose aggravate dalla finalità di agevolare la realizzazione del programma criminale del clan e, in particolare, minaccia agli elettori per condizionarne l’espressione del voto in occasione della tornata elettorale del 2020, falso ideologico, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione, favoreggiamento personale. Particolare significato assumono, al riguardo, i contenuti della predetta ordinanza del 25 ottobre 2024, ove viene attestato che «…in buona sostanza dal coacervo investigativo descritto emerge, a far data dal 2017 e fino al 2022, una gestione del Comune di Pagani del tutto indifferente ai principi del buon andamento della pubblica amministrazione, ma al contrario completamente asservita agli interessi di [Omissis] (il citato imprenditore, n.d.r.), della sua società di riferimento, del consorzio nel quale detta società era inserita con allargamento del range di soggetti interessati anche ad esponenti di primario rilievo del gruppo camorristico guidato da [Omissis] e da [Omissis]».

Il ruolo del menzionato imprenditore al servizio dell’organizzazione è stato delineato in maniera chiara ed inequivocabile dalla citata sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore, ove si legge che lo stesso «soggetto a disposizione del clan in virtù degli stretti rapporti intrattenuti, tra gli altri, in particolare con [Omissis] e [Omissis] … utilizzava la fama criminale dei suoi consociati per aumentare la capacità imprenditoriale delle proprie aziende, consentendo nel contempo allo stesso di infiltrarsi nel tessuto economico territoriale … e così favorendo il clan ed i suoi membri, sia versando una percentuale degli introiti a titolo di finanziamento del clan, sia procedendo all’assunzione di soggetti intranei o comunque contigui allo stesso».

In relazione al procedimento per il quale è stata adottata la predetta ordinanza dell’ottobre 2024, il direttore generale della citata azienda speciale, il 18 novembre 2025, ha patteggiato le accuse a suo carico, mentre nei confronti dell’imprenditore in questione e dei due ex dirigenti sopra citati il Tribunale di Salerno, il successivo 17 dicembre 2025, ha emesso il decreto che dispone il giudizio.In considerazione dei suddetti procedimenti giudiziari, ed in particolare del coinvolgimento di detti ex dirigenti dell’ente, il prefetto di Salerno, con decreto del 27 giugno 2025, successivamente prorogato, ha disposto l’accesso presso il Comune di Pagani, ai sensi dell’art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Al termine dell’indagine ispettiva, la commissione incaricata dell’accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Salerno, sentito nella seduta del 5 febbraio 2026 il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica – consesso integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica vicario f.f. presso il Tribunale di Salerno – Direzione distrettuale antimafia, del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, delegato dal procuratore della Repubblica f.f. – ha trasmesso l’allegata relazione che costituisce parte integrante della presente proposta.

La relazione prefettizia, soffermandosi in particolare sulla figura del citato imprenditore, dà conto delle risultanze dei predetti procedimenti giudiziari dai quali, in particolare, è emerso l’impegno da questi profuso nella campagna elettorale del 2020 sia in favore di un esponente politico candidato a sindaco – stretto parenti del capo storico del locale clan, nonché degli attuali vertici del clan medesimo – che verrà poi eletto consigliere di minoranza, sia a sostegno di altri due candidati consiglieri. Tale attivismo politico, come indicato dal prefetto di Salerno, è da ricondurre ad un più ampio progetto dell’imprenditore di ottenere appalti o affidamenti in cambio del bacino di voti movimentato in favore dei candidati sostenuti.

Al riguardo, la relazione della commissione d’accesso pone in risalto che nella lista collegata a detto esponente politico aspirante alla carica di sindaco figurava un candidato, frequentatore di un elemento di spicco del clan, che nel 2020, oltre ad essere stato eletto consigliere, ha ottenuto un incarico di vertice nell’amministrazione comunale. Lo stesso consigliere, nella relazione della commissione d’indagine, viene indicato come «uno che caccia i soldi», ovvero che avrebbe pagato per indurre gli elettori ad esprimere la preferenza in suo favore.

Successivamente, l’imprenditore, pur avendo sostenuto il citato candidato a sindaco, ha operato un avvicinamento alla compagine politico-amministrativa insediatasi, all’indomani delle elezioni del 2020, con la vittoria del nuovo sindaco. Significativo al riguardo il contenuto dell’ordinanza di custodia cautelare del 25 ottobre 2024 in cui si legge che le intercettazioni disposte nel periodo successivo alla competizione elettorale dell’ottobre 2020 hanno consentito di acclarare continui e sempre più intensi contatti tra l’imprenditore e componenti della maggioranza politica del Comune di Pagani, segnatamente un consigliere di maggioranza nominato assessore e dimessosi nell’agosto 2025, al fine di riuscire ad ottenere il proprio inserimento nel circuito degli appalti pubblici.

Nella stessa ordinanza si evidenzia che tale assessore è soggetto amico dell’imprenditore e si pone quale suo referente politico all’interno del Comune di Pagani con l’obiettivo di veicolare, mediante la sua funzione di «intermediario» e di «istigatore», tramite plurimi «solleciti», le richieste del medesimo imprenditore. In una conversazione telefonica riportata nella relazione della commissione d’indagine, il citato imprenditore consigliava al predetto neo assessore di farsi affidare deleghe rientranti nel proprio settore di attività, facendogli notare che in tale veste avrebbe potuto beneficiare anche del supporto di un dipendente comunale.

L’operazione di avvicinamento al sindaco neo-eletto è documentata da fonti tecniche di prova riprodotte negli atti giudiziari dalle quali emergono interlocuzioni tra il primo cittadino e l’imprenditore in merito all’assunzione di dipendenti da parte di quest’ultimo, su segnalazione del sindaco, ed altri messaggi tra i quali quelli concernenti la richiesta dell’imprenditore, rivolta al primo cittadino, di assumere la gestione dell’azienda speciale comunale. I rapporti di stretta frequentazione e le cointeressenze tra il sindaco e l’imprenditore emergono, inoltre, in occasione di un episodio occorso nel novembre 2022, episodio in cui gli stessi si intrattengono a tavola con uno dei sopra citati dirigenti e un suo stretto congiunto, socio e collaboratore della cooperativa riconducibile allo stesso imprenditore. In quell’occasione l’imprenditore invia alcuni messaggi all’amministratore del consorzio affidatario dei servizi cimiteriali, su cui ci si soffermerà in prosieguo, affermando «Stiamo lavorando per noi».

Analoghe evidenze sono emerse anche in occasione delle elezioni del consiglio provinciale del 2021, come si evince dagli scatti fotografici pubblicati dall’imprenditore sul proprio profilo Facebook che lo ritraggono con il suddetto assessore e il sindaco, indicandolo come «amico», ovvero laddove esprime il suo apprezzamento per l’operato dell’amministrazione. Al riguardo si osserva che l’importante carica politica del sindaco e la conseguente capillare conoscenza del territorio e delle dinamiche territoriali, avrebbero dovuto indurlo ad esercitare un adeguato controllo sociale e ad adottare non solo prudenziali scelte politico-amministrative ma anche, per quanto attiene alla sfera relazionale, un’effettiva presa di distanza da soggetti controindicati.

La relazione prefettizia si è inoltre soffermata sul ruolo assunto da un altro assessore in carica dal 4 novembre 2020, prima come consigliere di minoranza e poi passato alla maggioranza governativa il 4 febbraio 2025, allorquando è subentrato nelle deleghe fino a tale data appartenute all’assessore a cui sopra si è fatto cenno. Costui, che secondo le banche dati delle forze di polizia registra una lunghissima serie di frequentazioni con persone pregiudicate, nella relazione della commissione d’indagine viene descritto come uno dei principali sostenitori del sindaco.

Rileva a tal proposito che lo stesso imprenditore, in una conversazione riportata in atti giudiziari, fa riferimento ad assunzioni in favore di detto assessore, assunzioni che servivano, come dettagliatamente riportato nella relazione prefettizia, a favorire i rapporti del medesimo imprenditore, e della citata cooperativa, con l’amministrazione comunale. Il prefetto di Salerno pone altresì in rilievo la posizione di alcuni dipendenti comunali che, a vario titolo, avrebbero favorito il più volte citato imprenditore ed il locale clan di cui costui è ritenuto partecipe. In particolare, il sopra citato dirigente, al vertice dell’ufficio tecnico dell’ente fino al collocamento in quiescenza, come evidenziato nella relazione della commissione d’indagine, è stato il protagonista di tutti i rapporti fra criminalità organizzata, amministratori e struttura comunale. Lo stesso vanta un rapporto di grande familiarità con il suddetto imprenditore, tanto che un suo stretto congiunto è stato socio e collaboratore della cooperativa riconducibile al più volte menzionato imprenditore.

L’8 novembre 2024 è stato tratto in arresto a seguito della citata ordinanza di misura cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno per i reati di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (articoli 319 e 319-bis c.p.), turbata libertà degli incanti (art. 353, commi 1 e 2 c.p.) e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale (art. 479 c.p.), con l’aggravante di cui all’art. 416-bis 1 c.p.. Come sopra chiarito, lo stesso ex dirigente è stato rinviato a giudizio nel dicembre 2025. Con specifico riferimento alla gestione dell’ente, numerosi elementi attestano come la stessa sia stata contraddistinta da numerose violazioni di legge, in particolare in relazione all’affidamento dei servizi da parte dell’amministrazione comunale.La commissione d’indagine ha infatti rilevato che tutti gli affidamenti disposti dal Comune di Pagani alla cooperativa dianzi citata e alle altre ditte riconducibili al predetto imprenditore sono stati oggetto di approfondimenti da parte dei consulenti tecnici d’ufficio nominati dalla procura della Repubblica di Salerno -Direzione distrettuale antimafia, e costituiscono oggetto del procedimento penale per il quale il 17 dicembre 2025 è stato emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di detto ex dirigente (e degli altri soggetti sopra indicati, incluso l’imprenditore).

In particolare, riguardo all’aggiudicazione del servizio di spazzamento delle strade comunali alla suddetta cooperativa, è emerso che, dopo le proroghe in favore della precedente appaltatrice del servizio, il direttore generale della locale azienda speciale, al momento di indire la nuova procedura di gara, ha favorito l’imprenditore suddetto, fornendogli in anteprima i dettagli del relativo bando di gara. Il trattamento di favore, secondo quanto indicato nella relazione della commissione d’indagine, sarebbe dipeso dalle sollecitazioni ricevute dal sindaco, a sua volta stimolato dal predetto dirigente dell’ufficio tecnico. La disponibilità del primo cittadino poi si è concretizzata intervenendo indebitamente nel procedimento amministrativo di gara, giacché, senza averne titolo né competenza funzionale, ha proceduto personalmente a nominare la commissione giudicatrice. Ulteriori anomalie e irregolarità sono emerse nella stessa procedura di gara che, a parere della commissione d’indagine, adombrano l’esistenza di un accordo collusivo finalizzato ad avvantaggiare della lucrosa commessa l’imprenditore e il locale clan.

È al riguardo oltremodo significativo che la suddetta ingerenza dell’organo politico, in un’attività di stretta competenza tecnico-gestionale, è stata riconosciuta dallo stesso primo cittadino durante l’interrogatorio dell’11 aprile 2025.

La commissione d’indagine evidenzia inoltre, quale ulteriore elemento rilevante, il fatto che alle dipendenze della suddetta azienda speciale – che ha sempre attirato gli appetiti dell’imprenditore e del clan – si sono avvicendati diversi soggetti gravati da precedenti penali e di polizia, tra i quali un esponente di primo piano della nuova camorra organizzata, poi transitato in altra organizzazione criminale, il quale ha precedentemente gestito la suddetta azienda speciale agevolando le assunzioni di soggetti segnalati dal clan locale. Tra le persone attualmente in servizio, con ruolo apicale, figura una stretta congiunta di un pregiudicato, nonché nuora di un altro sodale, entrambi esponenti di primo piano della criminalità organizzata locale.

Si tratta di componenti di una famiglia, sulla quale si tornerà in prosieguo, che da diversi anni occupa un fondo rustico di proprietà comunale. Altri elementi che attestano un condizionamento dell’attività dell’ente locale sono emersi dall’analisi della procedura di affidamento del servizio di sanificazione degli uffici comunali.Dagli atti giudiziari emerge infatti che l’affidamento di detto servizio è stato espressamente sollecitato dal citato imprenditore, il quale ha chiesto all’assessore di riferimento di compulsare allo scopo l’allora dirigente del settore competente.

La successiva determina è stata ritenuta ideologicamente falsa, essendo stata adottata solo al fine di «sistemare» formalmente le suddette irregolarità.Analogamente, come documentato dalla consulenza tecnica d’ufficio redatta su incarico della Procura della Repubblica di Salerno – Direzione distrettuale antimafia, è stato riscontrato l’affidamento diretto in favore della predetta cooperativa del servizio di sanificazione e lavaggio delle strade comunali, e del taglio d’erba, anche in questo caso su espressa richiesta del citato imprenditore e in violazione di ogni regola procedurale.

Si tratta di una vicenda che contribuisce a delineare in maniera compiuta la profondità dell’infiltrazione nell’azione politico-amministrativa dell’ente, mostrando un elevato fattore di gravità: le indagini condotte hanno infatti consentito di accertare che lo stesso servizio è stato volutamente compiuto con modalità difformi rispetto a quelle previste dalla normativa vigente, anche per quanto attiene alla relativa remunerazione, essendo stato contabilizzato, e retribuito, un numero di ore di lavoro maggiore rispetto a quelle realmente svolte.Le stesse modalità di affidamento sono state riscontrate con riferimento al servizio di sanificazione degli uffici e dei veicoli della polizia locale ove l’impulso, anche in tale circostanza, non è pervenuto da una necessità dell’ente ma da una proposta del predetto imprenditore indirizzata al comandante della polizia locale, al quale ha chiesto di intercedere presso il competente dirigente affinché ne autorizzasse lo svolgimento, come poi avvenuto.L’organo ispettivo ha altresì analizzato i servizi cimiteriali la cui gestione fin dal 2017 è stata affidata con procedura negoziata ad un consorzio di imprese, di cui fa parte la citata cooperativa, senza pubblicazione di bando di gara.

Tale affidamento è stato contraddistinto da numerose proroghe e la successiva gara, svolta nel 2019 (per il triennio successivo), è stata caratterizzata da analoghe criticità, così come l’ulteriore proroga, illegittima, disposta per ulteriori due mesi in violazione dei principi di libera concorrenza e parità di trattamento ai sensi dell’art. 30, comma 1, del decreto legislativo n. 50/2016. Dette criticità denotano la sussistenza di quello che la commissione d’indagine definisce come «un rapporto di tipo corruttivo» instaurato tra il più volte richiamato imprenditore e l’ex dirigente comunale sopra citato.

Quest’ultimo, infatti, avrebbe adottato una serie di provvedimenti illegittimi in favore del predetto consorzio, nell’ambito di una strettissima correlazione temporale con l’assunzione di suoi stretti congiunti presso la citata cooperativa. Il tutto nella totale assenza di vigilanza e controllo da parte del sindaco e dell’apparato politico comunale.La relazione prefettizia si è inoltre soffermata sulla figura dell’altro ex dirigente comunale, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari nel novembre 2024 per i reati di turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale (art. 479 c.p.), con l’aggravante di cui all’art. 416-bis 1 c.p.

Costui è stato lo «storico» responsabile di un settore nevralgico dell’amministrazione comunale, e in tale veste ha avuto un ruolo di primo piano in tutte le vicende riguardanti l’affidamento delle commesse di cui ha beneficiato il richiamato imprenditore.

Come già evidenziato, anch’egli è stato rinviato a giudizio nel dicembre 2025 per i reati contestati.Di particolare rilievo anche le relazioni parentali di un ulteriore dirigente comunale, stretto congiunto di un esponente di spicco della criminalità, tratto in arresto da ultimo nel giugno 2024 e condannato dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Salerno il 1° dicembre 2025 a otto anni di reclusione all’esito dell’inchiesta bis sul clan di Pagani.

Prima di detta condanna lo stesso esponente aveva già scontato pene detentive per un totale di oltre ventidue anni.Elemento sintomatico della mala gestio che, anche in questo caso, caratterizza la gestione del Comune di Pagani è rappresentato da quanto lo stesso responsabile avrebbe segnalato al segretario generale del predetto ente, ovvero di non aver proceduto ad alcun passaggio di consegne e di carteggio con il suo predecessore.

La relazione prefettizia, inoltre, rinviando agli accertamenti compiuti dalla commissione d’indagine, menziona la consolidata consuetudine di ricorrere all’affidamento diretto di lavori e all’uso, generalizzato, delle proroghe, in violazione del codice dei contratti pubblici. Emblematico il dato riportato secondo cui nel 2024, su un totale di 692 commesse, gli affidamenti diretti sono stati 659. Anche tale elemento, verosimilmente riconducibile allo spacchettamento degli stessi affidamenti, costituisce un segnale evidente dell’attitudine dell’amministrazione comunale ad agire in palese violazione delle norme di legge.

Ciò che, peraltro, rende l’ente vulnerabile ai tentativi di condizionamento.
La relazione del prefetto di Salerno ha quindi posto l’accento sull’affidamento – disposto, senza alcun corrispettivo per l’ente locale, a beneficio di altra cooperativa avente quale dominus occulto lo stesso imprenditore – di un’area verde demaniale a seguito di una procedura contraddistinta da una serie di incongruenze in danno del libero e corretto confronto tra operatori economici. Il ruolo di dominus occulto assunto dal citato imprenditore è stato ricavato dalla circostanza che un dipendente della cooperativa più volte menzionata e un suo stretto congiunto rivestono rispettivamente la carica di presidente e vicepresidente del Consiglio di amministrazione di tale cooperativa, appositamente costituita per la partecipazione alla suddetta procedura.

Da informative del nucleo dei carabinieri è inoltre emerso che all’interno della predetta area (per il cui utilizzo non risultano nemmeno volturate le utenze di elettricità ed acqua, rimaste a carico dell’amministrazione comunale) il suddetto imprenditore ha realizzato una serie di abusi edilizi sottoposti a sequestro nel giugno 2022, a seguito di accertamenti condotti dalla polizia locale.Tuttavia, soltanto dopo l’arresto dell’imprenditore, eseguito nel dicembre 2022, e un anno dopo il suddetto sequestro, il Comune di Pagani ha proceduto con la formale risoluzione del contratto per grave inadempimento. La relazione prefettizia si sofferma quindi sulla persistente, ed illegittima, occupazione di un altro fondo rustico comunale con destinazione di carattere sociale in una zona centralissima del comune da parte di uno stretto congiunto di un noto boss locale condannato dalla Corte d’Assise di Appello di Salerno alla pena di venticinque anni e sei mesi, per un omicidio commesso nel 2004, e per il tentato omicidio del capo clan avverso aggravato dalla finalità di favorire l’associazione di tipo mafioso locale.

Viene evidenziato che il suddetto occupante, privo della qualifica di imprenditore agricolo necessaria per la conduzione di detto fondo rustico, é da tempo impegnato nell’attività di gestione dei rifiuti, attività quest’ultima comprovata dall’utilizzo di un mezzo compattatore individuato nel corso di sopralluoghi.Sullo stesso fondo, inoltre, sono stati riscontrati diversi abusi edilizi che hanno portato ad ordinanze di demolizione, nessuna peraltro efficacemente attuata.

L’abusività di dette opere, peraltro confermata dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale del 24 settembre 2025 e del 6 marzo 2026, non è stata efficacemente fronteggiata dai vertici dell’amministrazione comunale ed anzi, come evidenziato nella relazione prefettizia, è sintomatica di un atteggiamento inerte e compiacente dei dipendenti comunali, che di fatto ha consentito a tale famiglia di continuare ad occupare il fondo, con l’aggravante che la stessa, non solo vi abita, ma nello stesso fondo svolge anche la propria attività imprenditoriale.

Il prefetto di Salerno ha inoltre posto l’accento su altri abusi edilizi commessi da una delle famiglie poste al vertice del locale clan, anch’essi confermati dal Tribunale amministrativo regionale, da ultimo con sentenza n. 514/2025. Abusi riscontrati nel 2023, durante le ricerche di un elemento di spicco del clan, resosi latitante. La commissione d’indagine si sofferma inoltre sull’installazione di taluni manufatti – paletti dissuasori dinanzi al garage di un’abitazione di proprietà dello stesso latitante – emblematicamente autorizzati dall’ufficio della polizia locale nel febbraio 2022 in violazione delle vigenti disposizioni del codice della strada. Inoltre, la relazione prefettizia ha evidenziato che anche nella società interamente partecipata dal comune derivante dalla trasformazione della citata azienda speciale si registra la presenza di dipendenti gravati da precedenti penali e di polizia. In particolare, è stata evidenziata la figura di un esponente paganese di un’organizzazione criminale con precedenti per il reato di associazione di tipo mafioso.

Nel complesso, dall’esame delle relazioni del prefetto di Salerno e della commissione d’indagine si evidenzia oltre a una grave mala gestio della cosa pubblica una evidente assenza di legalità dell’azione amministrativa e uno stato di precarietà degli uffici comunali, da cui conseguono le irregolarità gestionali sopra menzionate e un preoccupante livello di compromissione dell’amministrazione comunale. In particolare, i contenuti di dette relazioni hanno evidenziato la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell’amministrazione locale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso.

Tali elementi, come sopra evidenziato, sono stati oggetto di esame e valutazione nel corso del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi il 5 febbraio 2026, che all’unanimità si è espresso sulla sussistenza di collegamenti diretti o indiretti tra singoli amministratori, dirigenti dell’ente e la criminalità organizzata, e su forme di condizionamento degli stessi.

Nella stessa riunione del citato comitato l’autorità giudiziaria ha fatto rilevare che, «accanto alla colpevole inerzia di cui si dà ampio cenno nella relazione della commissione d ‘accesso, sono emerse anche significative condotte amministrative che hanno interessato non solo i dirigenti ma anche gli amministratori». Le circostanze, analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione prefettizia e in quella della commissione di indagine, hanno posto in rilievo una serie di condizionamenti dell’amministrazione comunale di Pagani volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale, nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’ente alla legalità.

Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Pagani (Salerno), ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.