Nuovo processo d’Appello per sei imputati accusati di associazione finalizzata al traffico di droga nell’Agro nocerino-sarnese

Parzialmente accolto il ricorso presentato dai presunti capi e affiliati del clan Fezza-De Vivo di Pagani, organizzazione ritenuta attiva nell’Agro nocerino-sarnese. La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’Appello limitatamente al reato di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti.
APPELLO BIS
Come riportano La Città e Metropoli, per sei delle condanne emesse dalla Corte d’Appello nel giugno dello scorso anno — per pene complessive vicine al secolo di carcere — sarà celebrato un nuovo giudizio di secondo grado.
Si torna dunque in aula davanti ai giudici d’Appello per rivalutare la contestazione relativa all’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, in particolare cocaina.
Dovranno comparire nuovamente davanti ai magistrati Daniele Confessore, condannato in Appello a 22 anni, Giuseppe Attianese a 10 anni e 10 mesi, Andrea De Vivo a 24 anni e 2 mesi, Francesco Fezza a 24 anni, Giuseppe De Vivo, classe 1979, a 10 anni, e Alfonso Marrazzo a 4 anni e 8 mesi. Quest’ultimo è imprenditore e titolare della Pedema, società ritenuta vicina al clan.
L’INCHIESTA
L’operazione risale alla fine del 2022, quando furono colpiti i clan “Fezza-De Vivo” di Pagani e “Giugliano” di Poggiomarino, detto “‘o minorenne”.
Secondo gli inquirenti, la cosca paganese, guidata da Francesco Fezza e Andrea De Vivo, dopo aver estromesso Antonio Petrosino D’Auria — storico esponente della criminalità locale — avrebbe mantenuto il predominio sul territorio di Pagani e su gran parte dell’Agro nocerino-sarnese. Il gruppo avrebbe controllato il mercato degli stupefacenti, imposto richieste estorsive e tentato di infiltrarsi nell’economia legale, soprattutto in settori particolarmente delicati.
Tra gli episodi ritenuti emblematici dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno vi sarebbe quanto accaduto a partire dal maggio 2020, subito dopo il primo lockdown: secondo l’accusa, il clan avrebbe imposto nel settore delle sanificazioni la cooperativa Pedema, società gestita da Alfonso Marrazzo e ritenuta controllata dai vertici del sodalizio criminale.
In un’occasione ci sarebbe stato anche il pestaggio di un imprenditore concorrente. Per la Dda di Salerno, a Pagani era attiva un’associazione finalizzata al narcotraffico al cui vertice vi sarebbero stati Andrea De Vivo, Francesco Fezza e Daniele Confessore. Il gruppo avrebbe rifornito numerosi pusher del territorio con ingenti quantitativi di droga, imponendo prezzi e ricorrendo a violenze e minacce per ottenere il pagamento dei debiti.
È quanto riportavano i giudici del Terzo Collegio del Tribunale di Nocera Inferiore nelle motivazioni della sentenza di primo grado contro il cartello paganese. Proprio su questo specifico capo d’imputazione la Cassazione ha accolto il ricorso dei sei imputati.
La sentenza aveva inoltre messo nero su bianco i presunti affari illeciti del clan, dalle estorsioni alle minacce di morte nei confronti di imprenditori, fino agli interessi nel business delle sanificazioni Covid.
L’ALLEANZA
Per i giudici sarebbe ampiamente dimostrato il collegamento tra i due gruppi criminali, quello dei Fezza-De Vivo e quello dei Giugliano “‘o minorenne”, almeno a partire dal novembre 2020.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, tale alleanza sarebbe stata funzionale ad aumentare la capacità intimidatoria dei clan e il controllo del territorio, inducendo le comunità interessate a mantenere atteggiamenti omertosi.Un processo, nato dalla prima grande inchiesta antimafia, che dunque non è ancora concluso. La Cassazione ha infatti disposto un nuovo giudizio per i sei imputati che, nel giugno 2025, avevano già incassato una seconda condanna in Appello.
