Pagani, inchiesta sul clan Fezza De Vivo: chiesti altri 43 rinvii a giudizio

Nuovi sviluppi dopo il blitz dello scorso settembre: la DDA chiede il processo per altri 43 indagati, che si aggiungono ai 60 già destinatari del giudizio immediato

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LE IMPUTAZIONI
Le accuse, a vario titolo, spaziano dall’associazione per delinquere di stampo mafioso al traffico di sostanze stupefacenti, fino alle estorsioni, al riciclaggio e alla detenzione illegale di armi, tutte aggravate dalle finalità mafiose.

LA NUOVA INCHIESTA
Viene contestato anche un ulteriore filone d’indagine legato ai furti e al riciclaggio di auto di grossa cilindrata.

LA FORZA DEL CLAN
Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe esteso il proprio controllo criminale anche nei territori di Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità.

LA RISPOSTA DELLO STATO
A inizio settembre, davanti al GUP del Tribunale di Salerno, è attesa la requisitoria del pubblico ministero nei confronti dei 60 imputati già destinatari del giudizio immediato.

Nei giorni successivi si discuterà invece la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal PM della DDA Elena Guarino per gli altri 43 coinvolti, i cui nomi compaiono nell’ordinanza eseguita nel 2025 da Carabinieri e Polizia. Alcuni di loro hanno scelto il rito abbreviato per capi d’imputazione differenti.I procedimenti, con ogni probabilità, saranno accorpati.

IL GIRO D’AFFARI
L’inchiesta ha documentato un vasto sistema di reinvestimento dei proventi illeciti: ben 21 attività commerciali, tra ditte individuali e società, sarebbero state utilizzate per riciclare il denaro sporco, con sedi in gran parte nel Salernitano e, in misura minore, nel Napoletano e fuori regione.

I SEQUESTRI
Nel corso delle indagini furono inoltre sequestrati 42 veicoli e 11 immobili.

Le radici dell’indagine risalgono al dicembre 2022, quando, nonostante i duri colpi inflitti dallo Stato, il clan riuscì a riorganizzarsi, anche grazie al contributo di donne e minorenni subentrati agli affiliati arrestati e alla latitanza di Vincenzo Confessore. Determinante, inoltre, si è rivelato il contributo delle autorità francesi, che riuscirono a decriptare i sistemi di comunicazione protetti utilizzati dal sodalizio, fornendo elementi cruciali sulle rotte della droga proveniente dal Sud America, dalla Spagna e dall’Olanda. In pochi mesi sarebbero stati movimentati circa 750 chilogrammi di stupefacenti tra hashish, cocaina e marijuana.Nonostante alcuni indagati siano ancora a piede libero, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti i coinvolti.Dopo la metà di settembre è atteso l’avvio del giudizio ordinario, che dovrebbe essere incardinato presso il Tribunale di Nocera Inferiore.