Cetara, il Gip convalida il sequestro della spiaggia: «I materiali del ripascimento rischiavano di cementificare l’arenile»

La decisione del Tribunale di Nocera Inferiore sulle indagini della Procura di Salerno e della Guardia Costiera. Esclusa per ora l’ipotesi di danneggiamento del patrimonio culturale, restano i reati ambientali

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Confermate dal Gip le ipotesi di distruzione e deturpamento di bellezze naturali e di opere eseguite senza autorizzazione paesaggistica o in difformità di essa. Non è stato invece ritenuto configurabile, allo stato attuale, il danneggiamento del patrimonio culturale.

La Procura di Salerno, diretta dal procuratore capo Raffaele Cantone, interviene nuovamente sul ripascimento a Cetara, comunicando la decisione del Gip del Tribunale di Nocera Inferiore che ha confermato quasi tutte le ipotesi di reato mosse dall’ufficio inquirente.

Il comunicato stampa della Procura
Scrive Cantone: «Lo scorso 10 giugno 2026 questo ufficio ha emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza avente ad oggetto il materiale di apporto, proveniente da cava terrestre, già stoccato presso l’arenile di Largo Marina nel Comune di Cetara e pronto per essere utilizzato per il cosiddetto ripascimento».

«Il provvedimento si inseriva in un’articolata attività investigativa, avviata a seguito di accertamenti svolti dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Salerno, in relazione ai lavori di riqualificazione dell’area portuale e, in particolare, agli interventi di ampliamento della spiaggia mediante l’apporto di materiali di origine esterna, derivanti dalla frammentazione di rocce da cave terrestri. In tale contesto, gli accertamenti si sono concentrati sulla verifica della conformità dei materiali utilizzati rispetto alle prescrizioni tecniche poste a fondamento dei titoli autorizzativi, che imponevano la piena compatibilità dei sedimenti di apporto con quelli naturali dell’arenile sotto il profilo cromatico, granulometrico e sedimentologico».

Le indagini
Il procuratore aggiunge: «Le verifiche eseguite, anche attraverso analisi tecniche svolte dall’ARPAC e mediante una consulenza specialistica disposta da questo Ufficio, hanno evidenziato, allo stato delle indagini, una significativa difformità tra il materiale di apporto rispetto a quello nativo, ovvero già presente in situ. In particolare, è emersa una marcata differenza cromatica tra i materiali, risultando quello di cava caratterizzato da tonalità nettamente più chiare rispetto ai sedimenti naturali; è stata altresì accertata la non sovrapponibilità delle classi granulometriche, con conseguente incompatibilità sotto il profilo geomorfologico».

«Sotto il profilo tecnico, tali difformità non risultano limitate a un piano meramente estetico, ma appaiono idonee a incidere sull’equilibrio dell’ecosistema marino-costiero e sulla struttura fisica dell’arenile, anche in ragione della presenza di frammenti litici cosiddetti subangolosi e di materiale fine suscettibile di dispersione. Gli accertamenti svolti, infatti, hanno attestato l’esistenza di fenomeni di compattazione e cementificazione del materiale versato, oltre che di alterazione delle caratteristiche tipiche della sabbia naturale, con possibili effetti evolutivi verso forme di consolidamento innaturale dell’arenile. L’attività di ripascimento intrapresa, qualora portata a termine secondo le modalità ipotizzate dall’Amministrazione comunale di Cetara, secondo gli accertamenti finora svolti, avrebbe potuto incidere in modo irreversibile sulla spiaggia, al punto da rendere persino difficile la sua fruizione da parte della collettività, senza contare i possibili effetti dannosi che un intervento del genere avrebbe potuto determinare sul già delicato ecosistema marino e costiero di tutta la Costiera Amalfitana, area — come noto — dall’altissimo valore naturalistico e paesaggistico».

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Le ipotesi di reato
La Procura evidenzia: «Alla luce degli elementi raccolti, sono state allo stato ipotizzate dall’ufficio fattispecie di reato in materia di tutela paesaggistico-ambientale e, in particolare, il delitto di danneggiamento del patrimonio culturale e paesaggistico, la contravvenzione di distruzione o deturpamento di bellezze naturali e le violazioni della normativa paesaggistica».

La convalida del sequestro
L’ufficio inquirente sottolinea: «Il decreto di sequestro è stato convalidato dal GIP, che ha ritenuto, allo stato, sussistenti il fumus boni iuris e il periculum in mora per le ipotesi di reato di distruzione e deturpamento di bellezze naturali e opere eseguite senza l’autorizzazione paesaggistica o in difformità di essa, non ritenendo, quindi, allo stato configurabile il danneggiamento del patrimonio culturale».

La precisazione della Procura
«Si precisa, infine, che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari, che il provvedimento cautelare può essere oggetto di impugnazione e che le accuse, così come formulate, non implicano alcun giudizio definitivo di responsabilità e saranno sottoposte al vaglio dei competenti giudici nelle fasi ulteriori del procedimento. Il presente comunicato viene pubblicato nel sito dell’ufficio nella sezione dedicata ai comunicati stampa e, in relazione alla particolare rilevanza delle indagini compiute, anche nella home page del sito».