Intervista con Claudia Pecoraro

Per prima, da consigliera comunale, aveva sollevato quello che poi sarebbe diventato il “caso Universo beach”. Ora, da assessora all’Ambiente della Regione Campania, Claudia Pecoraro sta seguendo da vicino gli sviluppi della vicenda, legata soprattutto a una serie di mancanze da parte della ditta, non ultima la conformazione della sabbia utilizzata.

Proprio nel disegno del nuovo litorale regionale, con i vari progetti di ripascimento – come scrive Eleonora Tedesco su La Città oggi –, si sta valutando di vietare l’utilizzo della sabbia ricavata dalle cave. Nel caso di Torrione, inoltre, l’assessora non esclude affatto l’ipotesi che la sabbia attuale debba essere completamente sostituita, richiedendo l’impiego di nuovi fondi pubblici.

Al momento, considera l’assessora Pecoraro, «sembra essere tutto abbastanza fermo, eccetto l’intervento da parte dell’ex commissario straordinario del Comune di Salerno, Vincenzo Panico, che ha sollevato una serie di rilievi che potrebbero portare alla rescissione del contratto con la ditta per gravi inadempienze. Quindi, un piccolo passo sul profilo della tutela delle casse e delle finanze pubbliche lo abbiamo ottenuto, perché si è deciso di intervenire nei confronti dell’azienda che ha causato, ad oggi, quello che io definisco un danno ambientale. Quello alla biodiversità è purtroppo già compiuto: con il materiale che è stato depositato sull’arenile, la tartaruga Caretta caretta non potrà più nidificare, e questa era storicamente una zona di nidificazione».
Eppure, i risvolti del “caso Universo beach” potrebbero essere gli stessi di Cetara, dove la spiaggia era al centro di un progetto di ripascimento affidato alla stessa ditta che ha lavorato tra Torrione e Pastena, con analoghi problemi legati alla qualità della sabbia.

L’analogia con Cetara
«Cetara ha avuto il medesimo problema – ricorda l’assessora – Lì c’è stato un provvedimento dell’autorità giudiziaria che ha disposto il sequestro (che sull’arenile di Salerno non è ancora arrivato). Cetara aveva la stessa ditta, che prendeva il materiale dalla stessa cava e che ha depositato a Salerno lo stesso tipo di sabbia. Ad oggi sto seguendo con estrema attenzione la vicenda di Torrione, perché abbiamo bisogno di dare risposte alla cittadinanza ma, soprattutto, di risolvere l’emergenza».
Lo scenario futuro
Una risoluzione che l’assessora conta di trovare attraverso il dialogo istituzionale.
«Sicuramente si dovrà fare un calcolo di capitolato. Non è un rischio, anzi credo che l’unica soluzione possibile sia proprio togliere la sabbia attuale. Il rischio vero sarebbe continuare a far finta che quel materiale possa essere ritriturato, rimischiato e aggiustato. Oggi dobbiamo assumerci la responsabilità di ammettere che è stato commesso un errore gravissimo. Dobbiamo assumerci, come amministratori pubblici, la responsabilità delle conseguenze del mancato controllo sulla filiera, che doveva essere operato dall’Ente comunale. Bisogna intervenire nei confronti della ditta per inadempienze, anche dal punto di vista economico, agire per ripristinare lo stato dei luoghi e solo allora immaginare un nuovo ripascimento».

Il futuro del ripascimento
Per tutti i progetti di ripascimento in corso e futuri, l’assessora lancia una nuova linea programmatica: «Sto immaginando di vietare in Regione Campania l’uso di sabbie di cava. Possiamo invece impiegare le sabbie delle briglie borboniche sul Vesuvio, che sono utilizzabili e prive di contaminanti, oppure stiamo valutando il recupero delle sabbie contenute nei bacini idrografici, quelle derivanti dal decadimento ordinario. Insomma, per andare a ripascere i nostri litorali devono essere utilizzate sabbie naturali al cento per cento, garantendo una qualità che sia pienamente conforme ai dettami della Comunità Europea».
