Delitto Capezzuti, tensione in aula: il teste Vito Vacchiano sbotta dopo le contestazioni del pm

Un’odissea tra le carceri toscane rallenta l’inizio dell’udienza a Salerno

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SALERNO – In aula per il processo per la morte di Marzia Capezzuti al tribunale di Salerno, il testimone Vito Vacchiano nega i maltrattamenti, ma va in difficoltà sul verbale della compagna e affronta il giudice: «Un’altra denuncia? Cosa cambia?».

LE DIFFICOLTÀ DELL’UDIENZA
Quella alla Cittadella giudiziaria di Salerno è stata una mattinata di caos logistico e un pomeriggio di altissima tensione in aula. Si è svolta così, davanti alla Corte d’Assise di Salerno, l’udienza del processo per l’omicidio di Marzia Capezzuti che vedeva atteso come testimone chiave della difesa Vito Vacchiano.

Un’audizione iniziata con ore di ritardo a causa di un vero e proprio “effetto domino” scattato in Toscana: la scoperta di alcune microspie all’interno delle celle del carcere di Pisa ha scatenato una rivolta tra i detenuti, bloccando il trasferimento di Vacchiano da Massa verso la Campania via Pisa e Livorno. Arrivato a Salerno soltanto nel pomeriggio, il testimone – citato dagli avvocati Giuseppe Russo e Luigi Capaldo, difensori degli imputati Barbara Vacchiano e Damiano Noschese – ha provato a smontare il quadro accusatorio.

LE DICHIARAZIONI DEL TESTO VITO VACCHIANO
La sua posizione penale era già stata archiviata durante la fase d’indagine, consentendogli di deporre in veste di teste. Rispondendo ai legali, Vacchiano ha negato qualsiasi tipo di sopraffazione nei confronti della vittima: «Marzia veniva trattata come una persona di famiglia, viveva a casa nostra, mangiava con noi», ha assicurato.

IL MURO CONTRO MURO CON L’ACCUSA

La ricostruzione idilliaca, diretta a escludere le violenze tra le mura domestiche, ha però retto poco di fronte al serrato controesame del pubblico ministero Vincenzo Russo.

LA MASSIMA TENSIONE

Il momento di massima frizione si è consumato quando il sostituto procuratore ha contestato al teste le dichiarazioni rilasciate in precedenza dalla sua compagna, Francesca Squitieri, la quale aveva invece confermato i maltrattamenti subiti da Marzia Capezzuti.

Preso di sorpresa dagli atti esibiti dall’accusa, Vacchiano è apparso visibilmente spiazzato. La situazione è poi degenerata quando il presidente della Corte d’Assise, Domenico Diograzia, è intervenuto per richiamare ufficialmente il testimone, invitandolo a rispondere secondo verità ed evitando reticenze.

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LA RISPOSTA DI VACCHIANOLo scontro con il presidente e la battuta in dialetto.
Messo alle strette, il teste ha perso la pazienza. Di fronte all’incalzare delle domande e all’avvertimento sul rischio di un’incriminazione per falsa testimonianza, Vacchiano ha reagito stizzito rivolgendosi alla Corte in dialetto: «Una denuncia in più, una in meno, cosa cambia?».

Una frase che ha raggelato l’aula, rendendo ancor più teso il clima in presenza dei legali di parte civile (gli avvocati Carmela Landi, Nicodemo Gentile, Antonio Cozza, Rosanna Carpentieri e Loredana Gentile).

LA TABELLA DI MARCIA DEL PROCESSO
L’udienza segna uno dei passaggi conclusivi della fase dibattimentale.

LA PROSSIMA UDIENZA
La Corte tornerà a riunirsi il prossimo 3 novembre per ascoltare la deposizione del consulente medico-legale della difesa, Panfilo Maiorano; a seguire, sarà la volta dell’esame degli stessi imputati, Barbara Vacchiano e Damiano Noschese. Nonostante il procedimento sia ormai alle battute finali, i tempi tecnici rendono quasi impossibile l’arrivo di una sentenza di primo grado entro la fine dell’anno.