Beni confiscati, in Campania cresce la trasparenza: pubblica il 74% dei Comuni

Il report RimanDATI di Libera registra un balzo del 15% rispetto alla precedente rilevazione. Ma la Campania resta sotto la media nazionale per qualità e completezza dei dati

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La trasparenza sui beni confiscati alle mafie fa un passo avanti in Campania. Secondo la quarta edizione del report RimanDATI, promosso da Libera con Gruppo Abele, Università di Torino e il contributo di ISTAT, sono 111 su 149 i Comuni campani destinatari di beni immobili confiscati che pubblicano oggi l’elenco sul proprio sito, pari al 74,5%. Un dato in crescita rispetto al 59% della precedente rilevazione, anche se la regione resta sotto la media nazionale per il livello complessivo di trasparenza.
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TRASPARENZA BENI CONFISCATI, IL DATO DELLA CAMPANIA
Più di sette Comuni su dieci destinatari di beni immobili sottratti alle mafie in Campania adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito internet.

Complessivamente, sui 149 Comuni destinatari di beni immobili confiscati, sono 111 quelli che pubblicano i dati, pari al 74,5%. Il monitoraggio è stato condotto grazie al lavoro di oltre 80 volontari in tutta Italia, formati per rilevare in maniera capillare il livello di trasparenza degli enti territoriali.

rimanDATI, IL MONITORAGGIO SULLA TRASPARENZA
“RimanDATI” è il report di Libera che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati. Nel tempo è diventato uno strumento di riferimento per chi si occupa di trasparenza e gestione dei beni confiscati, oltre che un supporto per la cittadinanza e per le amministrazioni pubbliche.

Per Libera, il diritto di sapere rappresenta un elemento fondamentale, insieme all’impegno affinché i beni sottratti alle mafie possano tornare concretamente alla collettività attraverso percorsi di riutilizzo sociale.
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A LIVELLO NAZIONALE CRESCE LA TRASPARENZA
A livello nazionale, la trasparenza sulla gestione dei beni confiscati nelle amministrazioni comunali compie un netto passo in avanti.

Su 1.174 Comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, 938, pari al 79,8%, adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito internet. Sono invece 236, pari al 20,2%, gli enti che risultano ancora inadempienti.

Il risultato segna un tasso di crescita del 15% rispetto alla precedente edizione del monitoraggio e rappresenta una svolta rispetto al primo report del 2021, quando soltanto il 38% degli enti pubblicava tali dati.

La mappa della trasparenza evidenzia una crescita nelle diverse aree del Paese, seppure con alcune differenze geografiche.

Il Nord Italia si conferma la macroarea più virtuosa, con l’88,5% degli enti adempienti. Il Centro Italia registra una forte accelerazione, raggiungendo il 77,8%, con un incremento di quasi 20 punti rispetto alla precedente rilevazione. Sud Italia e Isole continuano la propria crescita, attestandosi al 75%.

A livello regionale, raggiungono o superano il 90% di Comuni adempienti Basilicata, Molise e Umbria, al 100%, Liguria e Veneto, al 94%, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, al 90%.

Nessuna regione italiana si colloca al di sotto della soglia del 50%.
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LIBERA: «ILLUMINARE I BENI CONFISCATI È DARE LINFA ALLA DEMOCRAZIA»

«Mafie e corruzione prosperano nel buio e nell’indifferenza. Democrazia, legalità e giustizia lo fanno, invece, nella luce».

A sottolinearlo è Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera, secondo la quale «illuminare i beni confiscati» significa attivare meccanismi basati sulla conoscenza e sulla piena accessibilità dei dati e delle informazioni, favorendo così i percorsi di riutilizzo.

«Il percorso di RimanDATI continua con un obiettivo preciso: raggiungere la piena trasparenza sul 100% degli enti monitorati», afferma Giannone.

«Perché ogni dato pubblicato non è solo un’informazione in più: è uno spazio di potere restituito alla collettività. Ogni elenco reso accessibile è una barriera in meno tra istituzioni e cittadini. Ogni miglioramento nella trasparenza è un avanzamento nella possibilità di controllo, partecipazione e proposta».

Secondo Libera, rendere visibili i beni confiscati significa anche consentire a comunità, cooperative e reti territoriali di immaginare nuovi progetti, avanzare proposte e costruire esperienze di riutilizzo sociale.

«La trasparenza non si limita a raccontare ciò che esiste, ma crea anche le condizioni perché esista di più», sottolinea Giannone.

IL MONITORAGGIO NEI COMUNI DELLA CAMPANIA
Il report di Libera ha previsto due fasi di monitoraggio sui 149 Comuni della Campania destinatari di beni immobili confiscati. In una prima ricognizione erano 88 i Comuni che pubblicavano l’elenco, pari al 59%.

Successivamente, agli enti è stata inviata una domanda di accesso civico semplice, con la richiesta di pubblicare o aggiornare gli elenchi. È stata quindi effettuata una seconda ricognizione sui siti dei Comuni che hanno risposto alla richiesta.

Il risultato ha evidenziato un significativo passo avanti: si è passati al 74,5% degli enti che pubblicano l’elenco, con un incremento di circa 15 punti percentuali.

Open data e PDF: come vengono pubblicati gli elenchi
Un approfondimento del report riguarda la modalità di pubblicazione degli elenchi, un elemento che incide sulla qualità e sulla facilità di consultazione dei dati messi a disposizione dei cittadini. In Campania, tra i 111 enti che pubblicano l’elenco, il 59% utilizza il formato Open data, considerato ottimale per la consultazione e l’elaborazione dei dati.

Il 35% utilizza invece un PDF ricercabile, formato che consente la consultazione ma risulta meno agevole rispetto agli Open data. Un ulteriore 5% dei Comuni utilizza ancora un PDF ottenuto tramite scansione. Per quanto riguarda le singole categorie di informazioni, il 95% degli enti fornisce correttamente i dati catastali, il 96% quelli relativi all’ubicazione del bene e il 97% le informazioni sulla tipologia del bene immobile confiscato.

La percentuale scende al 74% per la pubblicazione dei dati relativi ai concessionari che hanno in gestione il bene. Ancora più bassa è la percentuale relativa alla durata dell’esperienza di riuso e alla scadenza della concessione: il dato si ferma al 62%.


LA CAMPANIA SOTTO LA MEDIA NAZIONALE

Anche nella quarta edizione del report è stata elaborata una misurazione composita della trasparenza in materia di beni confiscati, attraverso un ranking degli enti locali su una scala da 0 a 100.

Il valore 0 corrisponde a una situazione di totale assenza di dati pubblicati, mentre 100 indica la presenza corretta di tutti i dati previsti. La media nazionale degli enti monitorati è pari a 56,2 punti. La Campania raggiunge invece un punteggio di 52,6, collocandosi al di sotto della media nazionale.

Il miglioramento quantitativo nella pubblicazione degli elenchi rappresenta dunque un passo avanti, ma i dati sulla qualità, completezza e accessibilità delle informazioni mostrano ancora margini significativi di miglioramento.