Avellino, droga in carcere: 600 grammi di stupefacenti trovati a due detenuti

Cocaina, hashish e marijuana scoperti dalla Polizia penitenziaria al rientro in cella dopo i colloqui con i familiari. Arresti convalidati per un 27enne e un 34enne di Scafati e Boscoreale

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Fare visita ai carcerati è certamente un’opera pia da parte di familiari e amici, ma questa volta hanno esagerato. Altro che genere di conforto: per uno scafatese e un boschese, detenuti nella casa circondariale di Avellino, i due avevano ricevuto complessivamente addirittura 600 grammi di sostanze stupefacenti. Un vero e proprio rifornimento, presumibilmente destinato allo spaccio interno a favore di altri detenuti.

L’operazione, però, è andata male, perché i due sono stati scoperti dalla Polizia penitenziaria.

Gli agenti hanno perquisito tre detenuti al rientro in cella, dopo l’orario di visita dei familiari. Al 27enne Andreea Titas, residente al confine tra Boscoreale e Scafati, sono stati trovati 100 grammi di cocaina, 390 grammi di hashish e quattro grammi di marijuana. Al 34enne Carmine Casciello, scafatese residente a Boscoreale, i poliziotti penitenziari hanno invece trovato 100 grammi di cocaina.

Sia per Titas, difeso dall’avvocato Roberto Acanfora, sia per Casciello, assistito dall’avvocato Nicola Napoletano, gli arresti sono stati convalidati. Per Titas, padre di numerosi figli, era inoltre prossimo il ritorno in libertà.
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Quello della casa circondariale di Avellino è l’ennesimo episodio che riaccende i riflettori sul fenomeno dell’ingresso di droga negli istituti penitenziari. Ormai le carceri, in particolare quelle della Campania, si trasformano sempre più in vere e proprie piazze di spaccio di stupefacenti, rifornite da familiari o amici dei detenuti durante i colloqui.

I metodi utilizzati sono diversi: dallo scambio di scarpe dello stesso modello e colore, utilizzate per nascondere la droga, fino a casi in cui gli stupefacenti sarebbero stati introdotti con la complicità di persone che lavorano all’interno delle strutture penitenziarie o attraverso l’utilizzo di droni.

Questi ultimi possono arrivare a consegnare la droga praticamente a ridosso delle celle o nelle aree comuni degli istituti penitenziari, dove poi altri detenuti, beneficiando di una maggiore libertà di movimento, provvedono a recuperarla per consegnarla successivamente a chi gestisce l’attività di spaccio.
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Alla casa circondariale di Salerno, invece, negli anni scorsi si era sviluppato anche un altro sistema: il lancio di droga oltre i muri di cinta, con le dosi fatte arrivare all’interno del campo sportivo. Anche in questo caso, lo stupefacente veniva successivamente recuperato dai detenuti con maggiore possibilità di movimento e consegnato a coloro che gestivano lo spaccio interno.

Un sistema inizialmente utilizzato per introdurre droga nelle celle e che, nel tempo, sarebbe stato mutuato anche per la consegna di telefoni cellulari. Non è raro, infatti, che stupefacenti e apparecchi di telefonia mobile vengano introdotti insieme.

La Polizia penitenziaria riesce a scoprire sempre più spesso questi traffici illeciti, anche quando la droga viene nascosta nei luoghi più impensabili. Un’attività di controllo resa ancora più complessa dalla carenza di personale che da anni affligge gli istituti penitenziari italiani.