Dal trapianto alla battaglia per la donazione degli organi, passando per il teatro e l’impegno nel territorio: una vita dedicata alla cultura del dono, trasformando una seconda possibilità in speranza per gli altri

La storia di Alfonso Ferraioli parte da un dono ricevuto e si trasforma, negli anni, in una missione dedicata agli altri. Trapiantato e profondamente consapevole del valore della donazione, Ferraioli aveva fatto della sensibilizzazione sulla donazione degli organi una delle battaglie più importanti della sua vita.
Non soltanto parole, dunque, ma una testimonianza vissuta sulla propria pelle. La consapevolezza di aver avuto una seconda possibilità attraverso un trapianto lo aveva portato a considerare la cultura del dono come un impegno civile, umano e prima ancora personale. Da questa esperienza nacque un percorso che per anni lo ha visto protagonista di incontri, iniziative, testimonianze e campagne di sensibilizzazione rivolte soprattutto ai giovani.

Nel 2017 questo impegno trovò una delle sue espressioni più significative nella pubblicazione de “Il Dono”, libro attraverso il quale Ferraioli raccontava la propria esperienza e quella di altre persone, ponendo al centro la possibilità di restituire vita attraverso la donazione. Intorno al libro venne costruito un vero percorso di sensibilizzazione, con il coinvolgimento di scuole, associazioni, AIDO e mondo sanitario.
Ma il suo impegno andava ancora oltre.
Ferraioli aveva legato alla cultura del dono anche il Premio Roberto I Sanseverino, una manifestazione nata nel 2000 per iniziativa de “La Magnifica Gente do’ Sud” e divenuta negli anni un appuntamento importante per il territorio. Nato come riconoscimento dedicato all’arte e alla cultura, il premio si è progressivamente trasformato in uno strumento di riflessione sui grandi temi della società civile, fino a concentrarsi sulla Responsabilità per la Vita.
Non è casuale, quindi, che nel 2017 il Premio Roberto I Sanseverino per la Responsabilità sia stato assegnato al Reparto Trapianti di Salerno, proprio nell’ambito del percorso di sensibilizzazione sulla donazione degli organi avviato da Ferraioli e dalla sua associazione. Il riconoscimento fu consegnato al direttore del reparto, il dottor Paride De Rosa, alla presenza dello stesso Ferraioli, autore de Il Dono.

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Un premio che raccontava, in qualche modo, la sua stessa storia.
Negli anni il Sanseverino aveva già premiato personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, del giornalismo e della società civile. Tra i nomi figurano Michele Placido, Enzo De Caro, Regina Bianchi, Franco Di Mare, Sandro Ruotolo, Giuseppe Ayala, Raffaele Cantone, Roberto De Simone, Claudio Mattone e altre importanti realtà. Il passaggio alla “Responsabilità per la Vita” rappresentò una precisa scelta culturale: utilizzare la forza del riconoscimento pubblico per accendere i riflettori su temi capaci di coinvolgere e responsabilizzare la comunità.
Nel 2018 il premio venne assegnato al Tigem, centro di ricerca genetica di Pozzuoli, mentre nel 2019 fu conferito ad Augusto Di Meo, testimone dell’omicidio di don Giuseppe Diana, ancora una volta nel segno della responsabilità civile.
Nel 2021, poi, il percorso dedicato alla donazione tornò nuovamente protagonista con una serata dedicata a organi, midollo e sangue, durante la quale il Premio Roberto I Sanseverino per la Responsabilità fu conferito al direttore del Centro Nazionale Trapianti, Massimo Cardillo. Una continuità che testimonia quanto il tema fosse diventato parte integrante dell’identità culturale e sociale costruita da Ferraioli e dalla sua associazione.

Accanto alla battaglia per la donazione c’era il teatro, l’altra grande passione di Alfonso Ferraioli. Con “La Magnifica Gente do’ Sud”, realtà nata alla fine degli anni Ottanta, aveva costruito negli anni un’importante esperienza di teatro amatoriale, diventandone anima e riferimento. Il palcoscenico non era però soltanto un luogo di spettacolo: era anche uno strumento per raccontare la società, affrontare temi civili e creare momenti di aggregazione.
La sua attività si è intrecciata inoltre con quella della Pro Loco, della quale Ferraioli ha ricoperto la presidenza, confermando una vocazione all’impegno per il territorio e per la valorizzazione delle sue realtà culturali e associative.
Resta così il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare una vicenda personale in un impegno collettivo.

Un trapianto gli aveva restituito la vita. Alfonso Ferraioli scelse di dedicare una parte importante di quella vita a spiegare agli altri il valore del dono. È forse questo il significato più profondo della sua storia: aver ricevuto una possibilità e aver sentito il dovere di trasformarla in speranza per qualcun altro. Il suo nome rimarrà legato al teatro, alle iniziative culturali, al Premio Roberto I Sanseverino e, soprattutto, a quella parola che per lui non era soltanto uno slogan: Dono.
Alla moglie Rosaria Sellitto, alla famiglia Sellitto-Giannotta e a tutti i familiari giungano le più sentite condoglianze.
La memoria di Alfonso Ferraioli continuerà a vivere nelle persone che ha incontrato, nelle iniziative che ha promosso e in quella cultura della donazione alla quale ha dedicato tanta parte del suo cammino.
Perché chi riceve un dono può scegliere di trasformarlo, a sua volta, in un dono per gli altri.
Luisa Trezza



