VIDEO – Commozione e dolore per l’ultimo saluto a Luigi Esposito: «L’amore resta per tutta la vita»

Un dolore composto ha accompagnato l’ultimo saluto a Luigi Esposito, il giornalista sportivo nocerino di 53 anni, ucciso brutalmente da un 26enne di nazionalità tunisina e successivamente dato alle fiamme nella zona di Bivio Cioffi, a Eboli

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Nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Nocera Superiore si sono ritrovati familiari, amici, colleghi e tantissimi cittadini per rendere omaggio a un volto conosciuto e apprezzato del giornalismo sportivo locale. Una comunità profondamente scossa ha partecipato in silenzio alla celebrazione funebre, stretta attorno alla famiglia.

L’omelia di don Andrea Amato
A presiedere il rito funebre è stato don Andrea Amato, che ha scelto di non soffermarsi sulla cronaca dell’efferato omicidio, ma di accompagnare il dolore dei presenti con una riflessione ispirata al Vangelo.

«Il Vangelo o tocca la nostra vita o resta soltanto teoria. L’amore per una persona cara resta tutta la vita». Fin dalle prime parole dell’omelia, il sacerdote ha riconosciuto l’immensità della sofferenza vissuta dalla famiglia e dall’intera comunità.

«Parole umane non ne ho. Si rimane esterrefatti davanti a un dolore così grande». Per don Andrea, l’unica risposta possibile davanti a una tragedia di tale portata è quella della speranza cristiana, capace di guardare oltre il male e oltre la violenza.

«Scegliete l’amore, non il chiacchiericcio»
Il filo conduttore dell’omelia è stato l’amore, quello che non viene cancellato dalla morte e che continua a vivere nel ricordo di chi resta.

«L’amore per una persona cara resta tutta la vita».

Il sacerdote ha invitato i presenti a rivolgersi a Gesù con una semplice preghiera: «Fammi guardare all’amore, al bene». Un appello a non lasciarsi sopraffare dalla cronaca e dalle polemiche, ma a custodire il ricordo della persona. «Vi prego, se dovete fare una scelta, scegliete tra il bene che volete a Luigi e le notizie. Io mi fermo al chiacchiericcio o all’amore che ho condiviso?». Parole accolte con profonda commozione dai presenti, come invito a non permettere che la violenza della morte oscuri il bene seminato da Luigi Esposito durante la sua vita.

Dolore e giustizia: «Sono due percorsi diversi»
Uno dei passaggi più significativi dell’omelia ha riguardato il rapporto tra dolore e giustizia. «Il dolore non cerca il perché. La giustizia cerca i colpevoli». Due percorsi distinti che, secondo don Andrea, non devono essere confusi: il dolore chiede vicinanza e consolazione, mentre sarà la giustizia a fare il proprio corso nell’accertare responsabilità e colpe.
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L’immagine dell’abbraccio
Per spiegare il significato della consolazione cristiana, il sacerdote ha utilizzato l’immagine di un bambino impaurito. «Quando i bambini piccoli hanno paura piangono in maniera convulsa. Qualcuno esterno cerca di capire perché. La mamma, il papà, la nonna lo prendono e lo stringono. È quell’abbraccio che permette al bambino di sopportare il dolore in maniera diversa». Un’immagine semplice ma intensa, scelta per spiegare come la fede non elimini il dolore, ma possa trasformarlo attraverso la vicinanza e l’amore.

La preghiera finale

L’omelia si è conclusa con una preghiera rivolta a Dio affinché il dolore della famiglia possa trovare conforto. «Davanti al volto sfigurato del dolore noi chiediamo: Signore, trasfigura il suo dolore in beatitudine e trasfigura il nostro dolore». Al termine della celebrazione, la comunità ha accompagnato Luigi Esposito nel suo ultimo viaggio con un lungo e commosso applauso, in un silenzio carico di emozione e di incredulità per una tragedia che ha profondamente segnato l’intero territorio.