La tragedia del giovane marocchino morto in un’azienda di Nocera Inferiore

Probabilmente aveva lavorato solo poche ore quando Yassine Bousanne è rimasto schiacciato dal macchinario al quale era stato assegnato all’Eco Centro Salerno Srl di Nocera Inferiore. Era arrivato in quell’azienda del gruppo Adiletta perché sapeva che lì si dava lavoro ed era stato impiegato, in nero, vicino al trituratore dove poi ha perso la vita.

LA TRAGEDIA
Aveva 17 anni Yassine ed era arrivato dal Marocco per costruirsi un futuro. Invece, l’11 aprile 2025, ha trovato la morte dopo essere rimasto schiacciato dal macchinario che stava cercando di disincagliare. Fu trasportato in auto, probabilmente nel tentativo di fare prima, senza attendere l’arrivo di un’ambulanza.
LE INDAGINI
Per quella morte il pubblico ministero Gianluca Caputo e il procuratore capo Luigi Alberto Cannavale hanno chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone.
Una tragedia che colpì profondamente l’intera comunità nocerina, tanto che alla memoria del giovane fu dedicata anche la Festa del Primo Maggio a Nocera Inferiore. Un dramma che ha segnato un’intera città per quella giovane vita spezzata in un presunto caso di omicidio colposo in ambito lavorativo e che, oltre al sindacato Fillea Cgil e ai familiari della vittima, ha portato anche il Comune di Nocera Inferiore a chiedere di costituirsi parte civile, ritenendo che sia stata danneggiata e mortificata l’intera comunità cittadina.
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LA FABBRICA
L’Eco Centro Salerno è un’azienda che si occupa del recupero e del trattamento di plastica e legno. Fa parte del gruppo Adiletta ed è situata nella zona di Fiano, a Nocera Inferiore.
Dal 2021 l’azienda è sottoposta ad amministrazione giudiziaria in seguito ad alcuni reati contestati dalla Procura di Bologna. Per il gruppo fu nominato un amministratore giudiziario che, a sua volta, individuò i rappresentanti legali delle singole società, da quella dei trasporti a quella operante nel settore ambientale.
Nonostante ciò, e per certi versi in maniera sorprendente, alcuni componenti della famiglia Adiletta avrebbero continuato a svolgere il ruolo di amministratori di fatto delle aziende. Per anni in quegli stabilimenti non si erano verificati incidenti mortali; dal 2021 a oggi, invece, si contano tre morti sul lavoro e un altro grave infortunio.

GLI IMPUTATI
Per la tragedia del 17enne erano state inizialmente indagate otto persone. Al termine delle indagini preliminari, sono rimaste in cinque quelle per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio: il rappresentante legale della società, il preposto all’attività, l’ingegnere responsabile della sicurezza e i due fratelli Adiletta, Francesco e Mario, ritenuti amministratori di fatto dell’azienda, pur essendo assenti al momento dell’incidente.
È stata invece chiesta l’archiviazione per l’amministratore giudiziario, difeso dall’avvocato Michele Tedesco, e per uno dei figli dei fratelli Adiletta, assistito dall’avvocato Paride Annunziata.
Il collegio difensivo degli imputati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio è composto dagli avvocati Nobile Viviano, Silverio Sica, Giuseppe Pepe, Anna Villani e Guido Lambiase.
L’EVENTUALE PROCESSO
Il procedimento ruota attorno alle contestazioni relative alla mancata formazione del lavoratore, all’omessa visita medica, alla mancata informazione sui rischi connessi a quella mansione e al mancato blocco del funzionamento del macchinario nei confronti di chi era chiamato a utilizzarlo.
Dopo l’incidente il giovane fu liberato dal macchinario nel tentativo di soccorrerlo, quindi trasportato in auto fino a un vicino punto di stazionamento delle ambulanze. Constatata l’assenza di un medico, fu nuovamente caricato in auto e accompagnato verso l’ospedale. Lungo il tragitto, incontrato un altro cittadino marocchino, il 17enne gli fu affidato affinché proseguisse la corsa fino all’ospedale Umberto I.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, qualora fosse stato immediatamente allertato il 118, in linea teorica Yassine avrebbe potuto avere maggiori possibilità di sopravvivenza.


