Il Comune si costituirà parte civile contro il clan Fezza

Palazzo San Carlo farà parte del maxi processo

Il Comune di Pagani si prepara a compiere un passo importante nella lotta alla criminalità organizzata. L’Ente sta infatti valutando la costituzione di parte civile nel maxi processo contro l’organizzazione criminale che, secondo le accuse della magistratura, per anni avrebbe esercitato un controllo capillare sulla città di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e su una parte significativa dell’Agro nocerino-sarnese.
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L’ACCELERAZIONE
A imprimere un’accelerazione alla decisione è stata la commissione straordinaria che guida il Comune dopo lo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni camorristiche. La delibera formale dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, una volta completate le verifiche tecniche da parte dell’Avvocatura comunale.

Una scelta che sarebbe stata anche sollecitata dalla Procura, interessata a una presa di posizione netta dell’Amministrazione per accompagnare il percorso di ripristino della legalità sul territorio.

IL PROCESSO
Sul tavolo c’è uno dei più importanti procedimenti giudiziari degli ultimi anni nell’Agro. L’inchiesta è esplosa lo scorso settembre con l’esecuzione di 88 misure cautelari da parte della Squadra Mobile di Salerno e dei carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore.

Dopo lo stralcio di 18 posizioni determinato dai pronunciamenti del Gip e del Tribunale del Riesame, resta un articolato impianto accusatorio, con 90 capi di imputazione che dovranno essere esaminati dai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore, fatta salva la scelta di eventuali riti alternativi.

Il processo rappresenta il punto di arrivo di una lunga stagione investigativa. Le indagini hanno preso le mosse dal primo filone, concluso nel dicembre 2022, e sono proseguite fino alla ricerca dell’ultimo latitante, Vincenzo Confessore.

Un’attività investigativa che ha già prodotto due sentenze considerate storiche, con le quali, per la prima volta in sede giudiziaria, sarebbe stata riconosciuta l’esistenza e l’operatività del clan Fezza-De Vivo.


ALLA SBARRA

Tra gli imputati figurano alcuni dei nomi ritenuti centrali nell’organizzazione: Andrea De Vivo, Francesco Fezza e i fratelli Daniele e Vincenzo Confessore.

Nell’inchiesta emergono anche figure femminili alle quali gli investigatori attribuiscono ruoli di direzione e organizzazione, come Anna Mannoni e Rita Fezza. Al loro fianco, secondo l’accusa, avrebbero operato i giovani Gioacchino e Michele Petrosino D’Auria insieme al padre Antonio, oltre a una rete articolata di presunti fiancheggiatori e gruppi criminali contigui.

Il quadro investigativo restituisce l’immagine di un’organizzazione capace, secondo gli inquirenti, di esercitare una pressione costante sul territorio.

Le contestazioni comprendono estorsioni, attività di recupero crediti legate al narcotraffico, pestaggi e un tentato omicidio, oltre all’imposizione di un controllo sulle forniture di droga destinate alle piazze di spaccio locali. I proventi delle attività illecite sarebbero serviti anche a garantire le somme destinate mensilmente alle famiglie dei detenuti.
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IL CLAN
Un’organizzazione descritta dagli investigatori come moderna e con una marcata vocazione imprenditoriale, in grado di reinvestire e ripulire i capitali di provenienza illecita e di estendere i propri interessi oltre Pagani, nei comuni dell’Agro e fino alla provincia di Napoli.

I canali del narcotraffico avrebbero avuto collegamenti anche con il Sud America, come emerso dalla decodificazione di comunicazioni telefoniche sviluppata nell’ambito della cooperazione investigativa con la magistratura francese.

A completare il quadro, secondo le accuse, ci sarebbe stata una struttura parallela specializzata nei furti di automobili, nel riciclaggio e nei cosiddetti “cavalli di ritorno”, con un sistema criminale capace di muoversi su più fronti.