Fiume Sarno, scoperti diversi scarichi nel Rio Foce

Un sopralluogo del deputato Francesco Emilio Borrelli e di due attivisti ha evidenziato un corso d’acqua inquinato e maleodorante

Il deputato Francesco Emilio Borrelli, nelle scorse ore, a bordo di un *lontro*, tipica imbarcazione a fondo piatto un tempo molto diffusa nell’Agro nocerino, ha effettuato un sopralluogo per verificare la presenza di scarichi abusivi nel fiume Sarno e nei suoi canali.

La visita ha riguardato il corso del Rio Foce, uno dei principali tributari del fiume Sarno, che scorre a Sarno, quasi ai confini con Palma Campania e soprattutto con Striano, lambendo la zona industriale sarnese. Le sue acque confluiscono nel corso principale del fiume, che poi sfocia nel Golfo di Napoli, tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.
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IL SOPRALLUOGO

Accompagnato da Raffaele Vaccaro e Aniello Fasolino, attivisti di Europa Verde, il parlamentare, come si legge nella sua nota pubblicata sui social, ha percorso in barca il Rio Foce e diversi canali, dove sarebbero stati individuati scarichi industriali abilmente nascosti per renderne più difficile l’individuazione da parte di chi effettua i controlli. Al termine del blitz, il parlamentare ha incontrato i commissari prefettizi presso la sede del Comune.

Va anche detto che, a contribuire all’inquinamento, ci sarebbero gli scarichi provenienti dall’agricoltura, da numerose abitazioni e da ditte di vario genere, comprese aziende che operano nella trasformazione di prodotti agricoli e nel settore zootecnico. Va aggiunto che il problema non riguarda soltanto il fatto che il fiume finisca nel Golfo di Napoli, contribuendo all’inquinamento delle sue acque. In caso di esondazioni, infatti, gli inquinanti possono finire anche sui terreni coltivati e, attraverso la catena alimentare, arrivare sulle nostre tavole.

LA DENUNCIA
«Quando si vogliono affrontare emergenze ambientali gravi come quella dell’inquinamento del fiume Sarno bisogna sporcarsi le mani – scrive il deputato di Avs, tra i più attivi sul fronte ambientale e non solo –. E noi oggi lo abbiamo fatto nel vero senso della parola, andando a scoprire la vergogna degli scarichi abusivi che avvelenano il Sarno, distribuiti nella fitta rete di canali che caratterizza quest’area.

Abbiamo attraversato corsi d’acqua che sono delle vere e proprie fogne a cielo aperto, cariche di liquami maleodoranti, dove nessuno si è mai degnato di venire per documentare la vergogna degli scarichi industriali abusivi. Acque che, quando i canali esondano, invadono le campagne circostanti.

Procederemo a realizzare una mappatura degli scarichi da affidare agli organismi di controllo. Bisogna completare le infrastrutture ma, più di ogni altra cosa, serve la volontà politica di rafforzare i controlli sulle aziende che avvelenano il fiume Sarno, la cui malafede è testimoniata dalla cura con cui li nascondono, e sugli impianti di depurazione delle acque.Non tollereremo più che si possa avvelenare la nostra terra impunemente e chiediamo sanzioni severe per chi inquina».

LA RIFLESSIONE
Va ricordato che spesso le aziende vengono sequestrate perché ritenute responsabili di fenomeni di inquinamento e, successivamente, o chiudono o rimangono ferme per mesi, finendo non solo per vanificare i guadagni derivanti dai risparmi ottenuti evitando i costi della depurazione delle acque reflue, ma anche per affrontare nel tempo perdite economiche ancora più rilevanti.

In pratica, ci troviamo di fronte a imprenditori che, per risparmiare sui costi legati al rispetto delle norme ambientali, finiscono per danneggiare un territorio e, nel lungo periodo, possono essere costretti ad affrontare spese ben maggiori di quelle che avrebbero sostenuto operando nel rispetto della legge. Senza contare che la salute, minacciata dall’inquinamento, non risparmia nemmeno gli stessi inquinatori.

Insomma, criminali, ma anche fessi.