Artigianato salernitano in crisi: perse oltre 700 imprese in un anno. CNA: «Serve un piano di rilancio»

L’artigianato salernitano sta vivendo una fase di evidente ridimensionamento. I numeri ufficiali confermano una situazione che preoccupa il mondo delle imprese: in un solo anno la provincia di Salerno ha perso 761 attività artigiane, passate dalle 18.089 del 2024 alle 17.328 del 2025, con una diminuzione del 4,2 per cento

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A fornire il dato è l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. Il Salernitano si colloca all’84esimo posto su 107 province per intensità della contrazione, con un calo comunque inferiore alla media nazionale, che si attesta al 5,1 per cento.

LA SITUAZIONE
La riduzione del numero delle imprese artigiane non rappresenta un fenomeno esclusivamente salernitano, ma si inserisce in una crisi che interessa gran parte del Paese. A guidare la classifica delle province con la maggiore perdita di imprese artigiane è Pesaro-Urbino, che in dodici mesi ne ha perse 1.043, pari all’8,3 per cento. Seguono Mantova, con il 7,9 per cento, e Bologna, che registra una diminuzione di 2.113 unità, pari al 7,5 per cento.

Il dato salernitano resta dunque negativo, ma evidenzia una flessione più contenuta rispetto a quella registrata in altre aree del Paese. Una tenuta relativa che non cancella, però, le difficoltà strutturali del comparto.


L’ARTIGIANATO IN CAMPANIA
Anche il quadro regionale conferma la tendenza al ridimensionamento. In Campania gli artigiani sono passati dai 77.101 del 2015 ai 63.304 del 2025, con una contrazione complessiva del 17,9 per cento. Si tratta di una delle diminuzioni più contenute a livello nazionale, dietro soltanto alla Calabria, che registra il 17,8 per cento. Sicilia, Sardegna e Puglia segnano invece rispettivamente il 19,1, il 19,7 e il 20,3 per cento.

Negli ultimi dodici mesi, però, anche la Campania ha accelerato la propria flessione, con un calo del 4,8 per cento. Un dato peggiore rispetto a quello della provincia di Salerno, ma comunque più contenuto rispetto a Napoli, che ha perso 1.473 artigiani, pari al 5,3 per cento.
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IL PESO DELL’ARTIGIANATO SALERNITANO
A fotografare ulteriormente la situazione è l’ultima analisi dell’Area Studi e Ricerche CNA, realizzata su dati Istat. In provincia di Salerno le imprese artigiane rappresentano il 17,3 per cento del totale, contro una media nazionale del 21,5 per cento. Nel contesto campano, Salerno si colloca in una posizione intermedia: meglio di Napoli, ferma al 10,3 per cento, e Caserta, al 12,8 per cento, ma dietro Avellino, al 19 per cento, e Benevento, al 18,3 per cento.

Anche sul fronte occupazionale il quadro è debole. Gli addetti impiegati nelle imprese artigiane rappresentano il 12,1 per cento del totale, contro una media nazionale del 13,4 per cento. Salerno si colloca così al quarto posto in Campania, superando solo Napoli, al 6,5 per cento, e Caserta, all’8,1 per cento. Il ridimensionamento emerge con maggiore evidenza osservando l’ultimo decennio: la provincia ha perso 3,3 punti percentuali di incidenza artigiana e 4 punti sul fronte degli addetti, una contrazione più intensa della media nazionale e seconda solo a Benevento.

LE CAUSE DELLA CRISI
Dietro i numeri ci sono fattori strutturali che incidono pesantemente sulle piccole attività. La Cgia individua innanzitutto la concorrenza della grande distribuzione e delle piattaforme online, capaci di erodere margini già ridotti. A questo si aggiunge il cambiamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati a concentrare gli acquisti in pochi punti vendita, dove poter trovare più servizi e prodotti.

C’è poi il peso dei costi fissi: affitti, utenze e tassazione locale rappresentano una voce difficile da sostenere per una piccola bottega, soprattutto quando il fatturato subisce anche soltanto una temporanea flessione. A queste difficoltà si aggiungono la pressione burocratica e la necessità di investire nella digitalizzazione e nell’innovazione, dalla fatturazione elettronica alla realizzazione di siti web e alle attività di marketing.
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IL PROBLEMA DEL RICAMBIO GENERAZIONALE
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il ricambio generazionale. Il report di CNA Nazionale evidenzia che l’età media dei titolari artigiani supera oggi i 50 anni, mentre le ditte individuali guidate da under 30 sono in forte calo. Contemporaneamente, le imprese faticano a trovare figure professionali come elettricisti, meccanici, idraulici, sarte e serramentisti. È quello che la Cgia definisce un vero e proprio paradosso: mentre il settore continua a perdere imprese e occupazione, gli imprenditori fanno sempre più fatica a trovare giovani disposti a imparare e svolgere i mestieri manuali.

Alla base ci sono anche la progressiva svalutazione culturale del lavoro artigiano e il calo di attrattività degli istituti professionali. Il rischio, nei prossimi anni, è che a diminuire non siano soltanto le botteghe, ma anche le persone in grado di svolgere quei mestieri indispensabili nella vita quotidiana: dall’idraulico all’elettricista, fino al fabbro e al tecnico specializzato.
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LO SPOPOLAMENTO DELLE AREE INTERNE

Il problema si intreccia anche con la questione demografica. Nei territori dell’entroterra salernitano, dal Cilento agli Alburni, lo spopolamento dei piccoli centri e delle aree interne è ormai una realtà consolidata.

La Cgia sottolinea come la riduzione del numero degli artigiani proceda parallelamente allo spopolamento dei paesi di provincia e delle zone collinari e montane. Un fenomeno che riguarda da vicino ampie aree del territorio salernitano.

LA PROPOSTA DELLA CGIA

Per contrastare questo processo, la Cgia propone l’introduzione di un vero e proprio «reddito di gestione delle botteghe artigiane», destinato a chi apre o conduce un’attività nei centri con meno di 10mila abitanti. Una misura che potrebbe interessare decine di comuni della provincia di Salerno e diventare uno strumento per sostenere le attività di prossimità e contrastare il progressivo svuotamento economico dei piccoli centri.

Non tutti i settori, però, seguono la stessa traiettoria. Alcune attività artigiane mostrano infatti segnali di crescita: è il caso di acconciatori, estetisti, massaggiatori e tatuatori, ma anche di figure legate al mondo digitale, come sistemisti informatici, esperti di web marketing e videomaker. Tiene anche il comparto dell’alimentare da asporto, con gelaterie, gastronomie e pizzerie al taglio, soprattutto nelle città e nei territori a forte vocazione turistica. Un elemento che per la provincia di Salerno può rappresentare un’opportunità, grazie alla presenza della Costiera amalfitana, del Cilento e del centro storico del capoluogo.
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LA PROPOSTA DI CNA SALERNO
I numeri confermano quanto CNA Salerno aveva già evidenziato durante l’assemblea provinciale del 30 luglio, attraverso la relazione della direttrice Simona Paolillo. Il problema, secondo CNA, non riguarda soltanto la dimensione economica, ma la tenuta stessa del tessuto produttivo locale. «Salerno non è un territorio privo di artigianato, ma un territorio che si sta impoverendo della sua artigianalità», ha sottolineato Paolillo, evidenziando come il patrimonio di competenze, la qualità manifatturiera e la capacità produttiva rischino di indebolirsi proprio mentre il mercato richiede profili tecnici che non si riescono più a generare.

Per CNA Salerno, guidata da Antonio Citro, è necessario un impegno condiviso tra istituzioni, scuole, imprese e mondo della formazione per rilanciare i percorsi tecnico-professionali, sostenere la transizione digitale delle microimprese, semplificare gli adempimenti burocratici e accompagnare le aziende nel passaggio generazionale. CNA sottolinea inoltre l’urgenza di politiche territoriali che valorizzino botteghe e laboratori nei centri storici, rafforzino la presenza dell’artigianato nelle strategie di sviluppo locale e sostengano le imprese che scelgono di innovare mantenendo una forte identità produttiva. Tra le priorità viene indicata anche l’attivazione di linee di credito dedicate.

«L’artigianato – ha ribadito Paolillo – non è un residuo del passato, ma una risorsa strategica per il territorio: dove arretra l’artigianato arretra la qualità del lavoro e la competitività, mentre dove cresce, cresce il territorio». Alla luce dei dati, il presidente provinciale Antonio Citro conferma quindi la necessità di una politica territoriale dedicata all’artigianato, capace di sostenere chi produce valore, innovazione e identità.

IL COORDINAMENTO REGIONALE
Anche il presidente del coordinamento regionale CNA, Lucio Ronca, richiama l’attenzione sulla trasformazione del tessuto produttivo campano. «Il coefficiente di artigianalità delle province campane fa capire quanto stia cambiando il tessuto produttivo della nostra regione. Bisogna lavorare in maniera coesa con la Regione e in modo capillare su tutto il territorio affinché non si disperda il nostro Made in Campania».

Resta, infine, alta l’attenzione di CNA Salerno verso la riforma della legge sull’artigianato, che dovrà riparametrare diversi requisiti: dal concetto stesso di artigiano al rapporto tra attività primaria e attività accessorie, fino alla composizione giuridica delle imprese artigiane. Il quadro che emerge dai dati Cgia e CNA è quindi chiaro: il Salernitano perde imprese artigiane, ma soprattutto rischia di perdere competenze, mestieri e capacità produttiva. Per invertire la rotta servono politiche mirate, formazione, credito e un sostegno concreto alle piccole attività, soprattutto nei centri minori e nelle aree interne.