Il decreto del Presidente della Repubblica

Il decreto del Presidente della Repubblica traccia un lungo e articolato quadro delle risultanze della Commissione di accesso, la cui relazione ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Sarno.
LA RELAZIONE ANTEPRIMA
Nel comune di Sarno (30.652 abitanti, in provincia di Salerno), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024, sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione locale, nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Recenti indagini dell’autorità giudiziaria, nonché accertamenti condotti dalle forze di polizia, hanno posto in rilievo forme di condizionamento dell’attività dell’amministrazione comunale da parte della criminalità organizzata. Conseguentemente, il prefetto di Salerno, previa delega ministeriale all’esercizio dei poteri di accesso di cui all’art. 1, comma 4, del D.L. n. 629/1982, ha disposto, per gli accertamenti di rito, con decreto dell’11 settembre 2025, successivamente prorogato, l’accesso ispettivo presso il suddetto Comune ai sensi dell’art. 143, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

L’INCHIESTA
Al termine dell’indagine ispettiva, la Commissione incaricata dell’accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il prefetto di Salerno, sentito nella seduta dell’8 aprile 2026 il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica vicario presso il Tribunale di Salerno – Direzione distrettuale antimafia – e del procuratore della Repubblica f.f. presso il Tribunale di Nocera Inferiore, ha trasmesso l’allegata relazione, che costituisce parte integrante della presente proposta, nella quale si dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi sui collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto, i presupposti per l’applicazione delle misure di cui al citato art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000.
I lavori svolti dalla Commissione d’accesso hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’ente locale, la cornice criminale e il contesto ambientale di riferimento, rilevando come il territorio del comune di Sarno, il cui Consiglio comunale in passato è già stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata con d.P.R. del 23 giugno 1993, sia collocato nell’ambito dell’Agro nocerino-sarnese, area della provincia di Salerno caratterizzata dalla presenza della criminalità organizzata di tipo camorristico e di quella comune.
Più in particolare, le citate indagini hanno confermato l’operatività delle organizzazioni camorristiche locali che, secondo quanto emerso, sembrano convivere in una logica di pacifica spartizione delle attività illecite sul territorio, dedite al controllo delle attività economiche e commerciali e avvalendosi di strategie sempre più evolute per l’infiltrazione nell’economia legale ai fini del riciclaggio, dell’attività usuraria, del traffico di stupefacenti e del reinvestimento dei proventi illeciti in attività commerciali. Le stesse organizzazioni hanno inoltre mostrato una marcata propensione a infiltrarsi nell’amministrazione locale, interferendo nelle competizioni elettorali.
I RAPPORTI CON LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
La relazione del prefetto si sofferma, in particolare, sulla figura di un locale capo cosca, di notevole caratura criminale, già destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e raggiunto, nel febbraio 2025, all’esito di una complessa indagine giudiziaria coordinata dalla Guardia di Finanza, da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere semplice.
Il Tribunale di Salerno, in sede di riesame, riconosceva invece nei confronti del citato capo cosca l’aggravante del metodo mafioso.

RAPPORTI CON AMMINISTRATORI COMUNALI
La relazione del prefetto ha poi effettuato un’analisi dei componenti della compagine amministrativa eletta nel 2024, rilevando, per molti di essi, collegamenti e/o frequentazioni con soggetti riconducibili, direttamente o indirettamente, alla criminalità organizzata.
Alcuni dei citati amministratori, tra cui il primo cittadino, risultano peraltro gravati da precedenti penali o di polizia. Inoltre, l’analisi della composizione delle liste collegate al sindaco ha evidenziato che uno dei candidati alla carica di consigliere comunale, successivamente non eletto, è riconducibile, per stretti rapporti parentali, a un soggetto controindicato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari e successivamente rinviato a giudizio per reati commessi in concorso con il sopra citato capo cosca.
I DIPENDENTI COMUNALI
La commissione d’indagine ha proceduto a verificare anche le singole posizioni dei dipendenti comunali, riscontrando, anche in questo caso, che alcuni di essi risultano gravati da precedenti di polizia e penali, anche per reati associativi. Inoltre, alcuni dipendenti sono risultati contigui o legati da frequentazioni e rapporti parentali con esponenti del locale contesto malavitoso.
L’organo ispettivo si è quindi soffermato sull’intricata vicenda della concessione in locazione di un terreno di proprietà comunale in favore di uno stretto congiunto del suddetto capo del clan locale.

IL FONDO AGRICOLO
Trattasi di un fondo che, attraverso una serie di anomalie, è stato concesso in godimento al predetto conduttore dal 2022 fino alla Fino alla risoluzione del contratto intervenuta soltanto lo scorso 27 gennaio 2026. Occorre procedere con il suddetto congiunto, e dunque colui il quale assumerà la veste di conduttore, con nota del 26 marzo 2018 aveva già formulato la richiesta di affidamento in comodato d’uso ridetto fondo per un termine minimo di sei anni. Veniva quindi pubblicato un avviso esplorativo, volto a raccogliere istanze per la concessione in uso del predetto fondo rustico a titolo oneroso e l’unica offerta veniva presentata dal menzionato interlocutore.
Pur essendo stata l’offerta dichiarata in regola, la procedura si arenava a seguito della successiva acquisizione del certificato dei carichi pendenti dal quale emergeva una citazione diretta a giudizio a carico dell’offerente per i reati di cui all’art. 483 c.p. ed all’art. 640 c.p. La stessa procedura riprendeva dopo circa due anni, allorquando il medesimo individuo tornava a chiedere al comune di Sarno l’affidamento del fondo rustico a titolo di comodato, impegnandosi alla sorveglianza, alla valorizzazione e alla restituzione del medesimo fondo per un tempo minimo di sei anni. La commissione di gara si riuniva il 20 settembre 2021 e dichiarava aggiudicatario il medesimo stretto congiunto del capo indiscusso del clan locale (il relativo contratto verrà poi sottoscritto il 21 aprile 2022 per la durata di sei anni).
Da notare che, pur essendo stati acquisiti i certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti rilasciati dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, analoga richiesta non veniva inoltrata alla Procura della Repubblica di Avellino, con la conseguente mancata emersione della citazione diretta a giudizio del 2018 che, verosimilmente, aveva ostacolato la definizione della precedente procedura amministrativa.
Occorre rilevare che, dalla data di affidamento del predetto fondo, gli unici controlli effettuati dall’amministrazione comunale in ordine alla gestione del bene da parte del conduttore si sono svolti successivamente all’insediamento della commissione d’indagine.
IL CASO DEL COMPONENTE DEL NUCLEO DI VALUTAZIONE COMUNALE
Il citato capo cosca viene nuovamente, e indirettamente, menzionato nella vicenda che ruota attorno alla nomina di un componente del Nucleo indipendente di valutazione del Comune di Sarno.
Tale vicenda risale al gennaio 2023 e alla pubblicazione dell’avviso pubblico finalizzato alla presentazione delle candidature per la nomina dei componenti del predetto Nucleo indipendente di valutazione. L’organo ispettivo ha rilevato che, il 7 ottobre 2024, il primo cittadino, con proprio decreto, dovendo provvedere alla sostituzione di uno dei componenti dimissionari dell’organismo, nominava quale componente del Nucleo di valutazione uno stretto congiunto del citato capo cosca.
La relazione evidenzia che tale componente, oltre a essere stretto congiunto del capo cosca, è stato raggiunto da una misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali per la durata di nove mesi, in quanto nei suoi confronti sussistono gravi indizi di colpevolezza per il delitto di cui all’art. 8 del decreto legislativo n. 74/2000.
Inoltre, nei suoi confronti è stato richiesto il rinvio a giudizio per i reati di cui agli art. 81 cpv., 648-bis c.p. (riciclaggio) e 8 del decreto legislativo n. 74/2000 (reati tributari). Sulla base di tali pendenze, il primo cittadino ne disponeva la revoca in autotutela.
Peraltro, la relazione della commissione d’indagine rileva non solo che il citato componente non era in possesso, già al momento della nomina, dei requisiti professionali richiesti per l’incarico, ma addirittura che, dopo appena pochi mesi dalla sua nomina, l’amministrazione comunale provvedeva a incrementare il compenso spettante ai componenti del suddetto organismo.

L’ASSUNZIONE DI PERSONALE
La relazione prefettizia si sofferma, quindi, sull’anomala gestione dei procedimenti per l’assunzione di personale e per il conferimento di incarichi ai sensi dell’art. 110 del d.lgs. n. 267/2000.
Dall’analisi delle assunzioni effettuate tra il 2024 e il 2025 è infatti emerso un quadro omogeneo di reclutamento del personale non pienamente coerente con i principi di imparzialità, trasparenza e parità di accesso sanciti dall’art. 97 della Costituzione e dall’art. 35 del d.lgs. n. 165/2001, dal quale avrebbero tratto beneficio soggetti a vario titolo legati all’area politica di governo.
Inoltre, argomentando dall’assenza di un fabbisogno documentato e dalla presenza di funzionari di ruolo già operativi, la commissione d’indagine ritiene che non sia da escludere che le stesse assunzioni siano state utilizzate come posizioni fiduciarie piuttosto che come reali strumenti tecnico-organizzativi.
GLI AFFIDAMENTI
La relazione prefettizia, inoltre, rinviando agli accertamenti compiuti dalla commissione d’indagine, menziona la consuetudine di ricorrere all’affidamento diretto nel settore del noleggio di servizi audio e luci per l’organizzazione di eventi. Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025 è infatti emerso il consolidamento di una posizione di favore nei confronti di una determinata ditta.
In particolare, viene richiamata la determinazione del responsabile del Settore Affari Generali del 20 ottobre 2024, con la quale è stato disposto l’affidamento in favore di tale ditta, in assenza della prescritta ricerca preliminare di mercato.
La motivazione addotta dall’amministrazione comunale in merito alla scelta del predetto contraente, unico soggetto giuridico interpellato, è che lo stesso si sarebbe distinto per la diligenza nell’esecuzione delle proprie prestazioni e per la vasta esperienza maturata nel settore degli eventi, soddisfacendo i criteri qualitativi e quantitativi richiesti dall’Ente. Motivazione ritenuta in alcun modo congrua dalla commissione d’indagine, in ragione dell’assenza di raffronti tra preventivi e del mancato rispetto del principio di rotazione di cui all’art. 49 del d.lgs. n. 36/2023.
Si evidenzia che l’avviso esplorativo finalizzato all’acquisizione di manifestazioni di interesse per l’individuazione di operatori economici interessati al predetto affidamento mediante procedura negoziata è stato pubblicato soltanto in data 3 dicembre 2024; tuttavia, anche in tale occasione, in via del tutto anomala, per la presentazione delle manifestazioni di interesse veniva fissata la data dell’8 dicembre 2024, mentre il termine ultimo per la richiesta di chiarimenti veniva, immotivatamente, fissato al 9 dicembre 2024, quindi in una data successiva alla scadenza prevista per la presentazione delle offerte.
All’esito della predetta procedura, peraltro, soltanto la ditta sopra citata presentava la propria manifestazione di interesse.
IL PARCHEGGIO PER L’AZIENDA CONSERVIERA
Del pari, la relazione si sofferma sulla concessione a una società di capitali di parte di un’area mercatale per l’utilizzo, come parcheggio, di veicoli pesanti a supporto della campagna del pomodoro 2025. Al riguardo, la commissione d’indagine ha evidenziato che la delibera che ha disposto tale concessione è stata pubblicata all’albo pretorio solamente l’11 agosto 2025.
Vengono altresì evidenziate perplessità in merito al mancato ricorso a una procedura comparativa ad evidenza pubblica, trattandosi di un bene demaniale, ipotizzando un utilizzo dell’atto amministrativo come strumento retroattivo per coprire decisioni già assunte e una gestione del bene pubblico priva di trasparenza e di controlli effettivi.
La relazione prefettizia evidenzia che il socio di maggioranza e amministratore unico della predetta società risulta essere parente di un pregiudicato che annovera numerosi precedenti per reati contro il patrimonio e la persona, nonché collegamenti con ambienti camorristici locali.
IL VERDE PUBBLICO
L’organo ispettivo ha approfondito l’affidamento diretto concesso a una ditta del servizio di manutenzione del verde sul territorio comunale, rilevando, al riguardo, che l’impresa affidataria è mancante del requisito di cui all’art. 50, lett. a, del d. lgs. n. 36/2023, in quanto non ha pregresse e documentate esperienze nella predetta prestazione contrattuale. Inoltre, la quantificazione del valore del servizio, così come determinata dagli uffici comunali, è da ritenersi abbondantemente sovrastimata rispetto al reale. Peraltro, si riscontrano difficoltà operative in quel settore di attività comunale che viene gestito da più soggetti e nel quale si rileva “un complessivo quadro di mala gestio della res publica”.

IL PUC E IL LEGAME DEL SINDACO
La relazione prefettizia ha inoltre riferito che, dopo un lungo e complesso iter amministrativo, il Consiglio comunale di Sarno ha approvato, in data 20 marzo 2025, la variante al vigente Piano urbanistico comunale (PUC), modificando il principale strumento di pianificazione territoriale a livello locale e incidendo significativamente sulle opere e sugli indici di urbanizzazione delle zone interessate.

A questo proposito, viene riferito che nelle aree comprese nel predetto piano comunale si sono registrati acquisti di immobili da parte di alcuni amministratori comunali, che avrebbero partecipato alle sedute deliberative, o anche di loro congiunti, prospettandosi in tal modo l’eventuale violazione dei doveri e delle condizioni giuridiche di cui all’art. 78 del d.lgs. n. 267/2000. Ciò in considerazione del fatto che le modifiche apportate dalla variante avrebbero determinato condizioni più favorevoli agli acquirenti.
Inoltre, la variante al Piano urbanistico comunale (PUC) ha modificato anche alcune aree comprese negli Ambiti di trasformazione per attività produttive (ATP), destinate ad accogliere imprese del terziario innovativo e della produzione avanzata.
Anche in queste zone la commissione d’accesso ha rilevato acquisti di terreni da parte di un consigliere comunale, con atti perfezionatisi nel 2024, dopo l’avvio della variante al PUC.
Le verifiche ispettive, integrate dalle informazioni acquisite dalle forze di polizia, hanno inoltre evidenziato l’esistenza di uno stretto legame tra il sindaco di Sarno e una famiglia di imprenditori che lo avrebbe sostenuto nelle elezioni amministrative del 2024.

IL PUA
Tali rapporti si ritiene siano alla base dell’accelerazione dell’iter approvativo del Piano urbanistico attuativo (PUA), comparto ATP 05, già presentato per l’approvazione nel settembre 2021 e di interesse dei predetti imprenditori.
Infatti, immediatamente dopo l’insediamento del primo cittadino, l’ufficio tecnico comunale ha reiteratamente chiesto al progettista incaricato di apportare integrazioni alla predetta pianificazione. In riscontro a tali richieste, il tecnico incaricato, per conto dei proprietari direttamente interessati, tra i quali figurano anche i suddetti imprenditori, ha richiesto l’approvazione della rimodulazione del Piano urbanistico attuativo.
La commissione d’indagine giunge alle medesime conclusioni anche con riferimento a una proposta di project financing di iniziativa privata, alla quale sarebbe interessata una società il cui amministratore e dominus appartiene alla menzionata famiglia imprenditoriale.

ABUSI EDILIZI
La commissione d’indagine ha approfondito l’esame di alcuni fascicoli concernenti abusi edilizi, rilevando difficoltà organizzative e di interlocuzione tra gli uffici comunali competenti in materia.
In particolare, si fa riferimento a un accertamento richiesto nel 2021 dall’autorità giudiziaria riguardante presunti interventi edilizi illeciti effettuati su un immobile appartenente a un soggetto strettamente riconducibile, per rapporti parentali, al sopra menzionato capo cosca.
Nonostante vari solleciti e vane interlocuzioni tra la Polizia locale e l’ufficio tecnico comunale, quest’ultimo, solo nel marzo 2025 — e dopo l’applicazione della misura cautelare in carcere disposta nei confronti del predetto capo cosca — ha effettuato i dovuti sopralluoghi e, nel maggio 2025, ha riferito dei provvedimenti adottati a seguito dell’accertamento degli abusi edilizi.
All’esito delle risultanze ispettive emerge un quadro di opacità amministrativa che interessa tutti gli uffici comunali, a fronte di un atteggiamento del sindaco in carica particolarmente accentratore e caratterizzato da una visione personalistica della gestione della cosa pubblica, che sottenderebbe «a una deviazione dai principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione e a un’alterazione della dialettica democratica».
LE CONCLUSIONI
Il lavoro della commissione d’accesso è stato, come evidenziato, esaminato in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, nel quale sono state approfondite e valutate le risultanze dell’attività ispettiva, con particolare riferimento alla caratura criminale del sopra menzionato esponente della locale criminalità organizzata, alle irregolarità commesse dall’amministrazione comunale nella scelta di un soggetto controindicato quale componente del Nucleo di valutazione, alla variante al Piano urbanistico comunale, cui sono correlati gli acquisti di immobili da parte di alcuni amministratori comunali o di loro familiari, nonché alle irregolarità rilevate nelle assunzioni di personale tramite la piattaforma Asmel e ai sensi dell’art. 110 del TUEL.

Dall’esame complessivo delle risultanze ispettive dell’accesso effettuato presso il Comune di Sarno, il predetto Comitato provinciale ha concordemente ritenuto di desumere, nel caso in questione, la sussistenza degli elementi di cui all’art. 143, comma 1, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
La relazione prefettizia e quella della commissione d’indagine evidenziano chiaramente l’assenza di legalità nell’azione amministrativa e uno stato di precarietà degli uffici comunali, da cui conseguono le irregolarità gestionali sopra menzionate, nonché un preoccupante livello di compromissione dell’amministrazione nel suo complesso, che si sostanzia in una grave mala gestio della cosa pubblica.
In particolare, i contenuti delle menzionate relazioni hanno evidenziato la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi sui collegamenti diretti o indiretti tra componenti dell’amministrazione locale ed esponenti della criminalità organizzata di tipo mafioso.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l’adozione del provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale di Sarno (Salerno), ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza e all’estensione dell’influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
