Pena ridotta rispetto alle richieste della Procura

Un verdetto significativo giunge dal Tribunale per i Minorenni di Salerno, dove il gup ha inflitto oltre 16 anni complessivi di carcere a due giovani imputati.
La decisione si inserisce nella maxi-inchiesta antimafia dell’autunno 2025, che ha ulteriormente ridimensionato l’egemonia della storica consorteria criminale Fezza-De Vivo di Pagani.
Nel dettaglio, come raccontano oggi Metropolis e La Città, il giudice per gli under 18, con il rito abbreviato, ha condannato a 8 anni G.C. (assistito dai legali Agostino De Caro e Rino Carrara). Per lui è stata esclusa la responsabilità per il tentato omicidio, con derubricazione dell’accusa, a fronte di una richiesta di 14 anni avanzata dalla Procura guidata da Angelo Frattini.
Condanna a 8 anni e 6 mesi, invece, per M.P.D.A. junior, difeso dall’avvocato Giuseppe Della Monica. Il giovane appartiene a una famiglia già nota alle cronache giudiziarie. A M.P.D.A. viene contestato il tentato omicidio di un 30enne; anche per lui l’accusa aveva chiesto una condanna a 14 anni di reclusione.

L’inchiesta affonda le proprie radici nel filone principale avviato nel dicembre 2022.
Nonostante i primi arresti, la cosca si era rinforzata e riorganizzata, beneficiando della latitanza di Vincenzo Confessore, inserendo nei propri ranghi donne appartenenti alle famiglie del clan e tre minorenni che avevano preso il posto di chi era finito in carcere.
L’influenza del gruppo andava oltre Pagani, Sarno, Sant’Egidio del Monte Albino e Angri, arrivando fino a Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità, dove imponeva il controllo dello spaccio di cocaina, arruolando con la forza un esponente della criminalità dei Monti Lattari e altri tre pusher.
Le ribellioni venivano represse con estrema violenza, come accaduto ad Angri nell’abitazione di uno spacciatore poi tragicamente deceduto. I proventi delle attività illecite venivano successivamente riciclati e reinvestiti in ben 21 attività economiche del territorio, tra ditte individuali e società commerciali fittizie, utilizzate per gli investimenti strategici del sodalizio mafioso paganese.
Gli altri 60 imputati che hanno scelto il rito abbreviato compariranno in aula a settembre per la requisitoria della pm della Dda di Salerno, Elena Guarino, nell’ambito del giudizio immediato.Tra i soggetti a processo figurano i boss storici, le mogli e i sodali più vicini ai vertici della consorteria paganese, accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, narcotraffico, tentato omicidio, estorsione aggravata, riciclaggio, detenzione e porto abusivo di armi, oltre a furto, ricettazione e riciclaggio di auto di grossa cilindrata.
Tra loro spicca anche il neo-pentito Vincenzo Petranovic, figlio del capo cosca Tommaso Fezza, detto “’o furmaggiar”, attualmente condannato all’ergastolo.
