Una Chiesa di San Michele Arcangelo gremita ha accolto l’ultimo saluto a Carmine Pecoraro. Familiari, amici, cittadini, rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo si sono stretti attorno ai suoi cari per condividere il dolore della perdita e accompagnarlo con la preghiera

Presenti alle esequie, oltre ad alcuni colleghi che avevano condiviso con lui esperienze professionali e di impegno civile, il sindaco di Mercato San Severino, Antonio Somma, il vicesindaco Enza Cavaliere, il consigliere comunale Luigi Ingenito, il sindaco di Bracigliano Gianni Iuliano, il senatore Alfonso Andria e l’onorevole Gigi Casciello, a testimonianza della stima e del rispetto che Carmine aveva saputo conquistare nel corso degli anni.
A presiedere la celebrazione è stato don Antonio Sorrentino, che nell’omelia ha ricordato la figura di Carmine, il suo amore per la comunità e il significato della speranza cristiana davanti al mistero della morte.

Il sacerdote ha ricordato come Carmine avesse partecipato con passione alla vita della comunità, facendosi interprete dei bisogni del territorio e sollecitando cittadini e istituzioni ad affrontare problemi concreti. Attraverso i suoi numerosi interventi e articoli aveva richiamato l’attenzione su temi importanti, dalla tutela del fiume alle scuole, fino al dramma dei giovani vittime della droga. Era una presenza attenta e propositiva, animata da un profondo senso di giustizia. Soffriva per ciò che riteneva ingiusto e sapeva gioire per ogni segno di bene.

Don Antonio ha ricordato anche il dolore che aveva segnato gli ultimi tempi della sua vita, con la perdita dell’amata madre, alla quale era profondamente legato e che aveva accudito con amore e dedizione.
Rivolgendosi idealmente a Carmine, il sacerdote ha pronunciato parole cariche di affetto e riconoscenza: «Hai amato il tuo paese con amore viscerale. Grazie con tutto il cuore. Scusaci se non sempre ti abbiamo capito, seguito e incoraggiato». Un invito anche a riflettere su una società che troppo spesso si lascia sopraffare da egoismi e parole inutili.
Con grande delicatezza, don Antonio ha sottolineato che davanti alla morte non servono commenti o giudizi. «Occorrono rispetto e silenzio», ha detto, ricordando che il dolore più profondo appartiene alla coscienza di ciascuno. Ha quindi richiamato un passo della Bibbia: «Il cuore dell’uomo è un abisso: chi può comprenderlo?», invitando tutti a non cercare spiegazioni semplicistiche, ma a farsi vicini ai familiari con la preghiera e la solidarietà.
L’omelia si è poi aperta alla speranza del Vangelo. Citando le parole di Gesù, «Vado a prepararvi un posto», il sacerdote ha ricordato che la vita è un pellegrinaggio e che il desiderio di felicità che abita il cuore dell’uomo trova il suo pieno compimento soltanto in Dio.
Indicando un dipinto ottocentesco custodito nella chiesa, raffigurante la morte di Cristo, don Antonio ha invitato i fedeli a contemplare Gesù, che ha condiviso fino in fondo il dolore umano. Ha ricordato le lacrime versate da Cristo per l’amico Lazzaro e la sua angoscia nel Getsemani, fino a sudare sangue, segni della sua piena partecipazione alla sofferenza dell’uomo.
«La risurrezione di Gesù è l’inizio della nostra», ha affermato il sacerdote, ricordando che, pur nello strazio naturale della separazione, il cristiano è chiamato a guardare oltre il buio della morte con la speranza della vita eterna.
Nel concludere, don Antonio ha richiamato le celebri parole di sant’Agostino nelle Confessioni: «Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te», sottolineando come ogni uomo porti nel cuore un desiderio infinito di vita e di felicità che solo Dio può colmare.
L’omelia si è conclusa con una preghiera affidata alla misericordia del Signore: «Scusaci se non sempre ti abbiamo capito e aiutato. Il Signore misericordioso dia pace alla tua anima e conforto ai tuoi cari».

Al termine della celebrazione, il canto «Non dobbiamo essere tristi come quelli che non hanno speranza» ha accompagnato l’ultimo saluto della comunità a Carmine Pecoraro, lasciando ai presenti un messaggio di fede, consolazione e speranza.
Più delle parole, al termine della celebrazione è rimasta la consapevolezza, affidata al silenzio e alla preghiera, che forse molti avrebbero voluto comprendere più a fondo la sofferenza di Carmine e stargli più vicino. È un interrogativo che accompagna familiari, amici e quanti lo hanno conosciuto, senza cercare risposte semplici a un dolore così grande. Resta il ricordo di un uomo che ha amato profondamente la sua comunità e l’invito, per tutti, a non lasciare mai sola una persona che attraversa un momento di fragilità, imparando ad ascoltare con maggiore attenzione i bisogni, anche quelli che spesso rimangono nascosti.
Luisa Trezza
