“La natura non è un bersaglio”: a Napoli il flash mob di Legambiente, Lipu e WWF contro la riforma della caccia

Protesta in Piazza Dante dopo il via libera del Senato al Ddl. L’allarme degli ambientalisti: «A rischio la biodiversità e la sicurezza dei cittadini»

NAPOLI. “Il bosco scende in piazza” per dire no alla riforma della caccia. Questa mattina Piazza Dante si è trasformata nel palcoscenico di un colorato e silenzioso flash mob guidato da Legambiente Campania, Lipu e WWF. Attivisti e cittadini, alcuni dei quali con indosso maschere di animali selvatici, si sono riuniti dietro lo striscione “FERMIAMOLI!” per lanciare un grido d’allarme contro il Disegno di legge 1552.

Il provvedimento, approvato lo scorso 24 giugno in Senato, si appresta ora a sbarcare alla Camera dei Deputati. Da Napoli è partito un appello accorato a tutte le forze politiche e sociali affinché venga bloccata una normativa considerata “pericolosa per l’ambiente, la fauna e i territori”.

Durante la protesta, i partecipanti si sono immobilizzati per alcuni secondi con le mani alzate, a simboleggiare la vulnerabilità della fauna sotto attacco. Poi, il silenzio è stato rotto dal megafono: “La natura non è un bersaglio”, seguito dal coro collettivo “FERMIAMOLI!”.

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I rischi per la Campania e la “deregulation” venatoria
La Campania, con il suo ricco patrimonio di aree protette, rotte migratorie e habitat già messi a dura prova da incendi, consumo di suolo e crisi climatica, sarebbe tra i territori più esposti agli effetti di quella che le associazioni definiscono una vera e propria deregulation venatoria.

Il Ddl introduce infatti novità sostanziali che stravolgerebbero la tutela degli ecosistemi:
– L’eliminazione del termine massimo della stagione venatoria;
– L’ampliamento delle specie che è possibile cacciare;
– L’apertura della caccia nel demanio forestale e marittimo e l’ingresso di cacciatori stranieri;
– La riduzione obbligatoria delle aree protette e il ritorno all’uso dei richiami vivi.

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Tutte scelte che, secondo gli ambientalisti, si scontrano apertamente con gli articoli 9, 41 e 117 della Costituzione italiana, posti a tutela dell’ambiente e degli ecosistemi.

La voce delle associazioni: «Fauna bene comune, c’è un rischio sicurezza»
«La fauna selvatica non appartiene a una categoria di interessi particolari: è un bene comune, tutelato dalla Costituzione e fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi. In un’epoca segnata dalla crisi climatica, aumentare la pressione venatoria significa aggravare ulteriormente le difficoltà che molte specie già affrontano per sopravvivere». Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania.

Oltre ai danni ambientali, le associazioni esprimono forte preoccupazione per la sicurezza dei cittadini. L’estensione delle aree e dei periodi di caccia aumenterebbe esponenzialmente il rischio di incidenti, ferimenti e bracconaggio nei boschi, nei sentieri escursionistici e nelle zone rurali frequentate da escursionisti e famiglie, compromettendo il diritto delle comunità a vivere il territorio in sicurezza.

Un fronte comune: le adesioni alla protesta
Alla mobilitazione di Piazza Dante ha preso parte attiva anche l’assessora regionale alla Biodiversità, Fiorella Zabatta. Al fianco delle sigle storiche dell’ambientalismo si è schierato un ampio cartello di associazioni della società civile e forze politiche che hanno risposto presente all’appello.

Hanno aderito ufficialmente all’iniziativa: Avionica APS, Rete Educativa del Rione Sanità, Terra Dea comitato ambientalista, UDS Campania, Arci Campania, Libera Campania, ARDEA, Possibile Campania, Movimento 5 Stelle Campania e Partito Democratico Campania.