Ex CPC di C.S.Giorgio, dall’eccellenza industriale al degrado: area sotto sequestro e verifiche della Procura

L’ex polo conserviero al centro di accertamenti per presunto abbandono di rifiuti, gestione dei capannoni e una denuncia sulle condizioni di custodia di alcuni cani. Coinvolti Procura, Carabinieri, Forestali, Arpac, Asl e altri enti competenti

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Dall’eccellenza industriale alla discarica: l’ex CPC di Castel San Giorgio simbolo di degrado. Tra liquidazione giudiziaria, interrogativi sulla gestione dei capannoni e una denuncia per i cani custoditi nell’area.

CASTEL SAN GIORGIO
– C’è stato un tempo in cui la CPC rappresentava uno dei fiori all’occhiello dell’industria conserviera dell’Agro nocerino-sarnese. Migliaia di tonnellate di pomodoro lavorate ogni anno, centinaia di lavoratori impiegati durante le campagne di trasformazione e un ruolo di primo piano nell’economia del territorio.

Oggi di quella realtà produttiva resta ben poco: capannoni deserti, strutture in evidente stato di abbandono e un’area che, secondo numerose segnalazioni, si sarebbe progressivamente trasformata in una vera e propria discarica a cielo aperto.

L’immagine che si presenta a chi attraversa l’ex opificio è quella di un sito lasciato al proprio destino. Cumuli di rifiuti di varia natura, materiali depositati senza un apparente criterio, vegetazione infestante, manufatti deteriorati e aree prive di manutenzione restituiscono il quadro di un complesso industriale che da anni versa in condizioni di grave degrado.

Una situazione che non rappresenterebbe soltanto un problema di decoro urbano, ma potrebbe costituire anche un potenziale rischio ambientale e igienico-sanitario, con possibili ricadute sulla sicurezza e sulla tutela del territorio. Residenti e cittadini chiedono da tempo interventi concreti di bonifica e messa in sicurezza, denunciando il progressivo deterioramento di un’area che per decenni ha rappresentato una delle principali realtà produttive dell’Agro.
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La liquidazione giudiziaria e il caso dei capannoni

La società CPC è attualmente sottoposta a liquidazione giudiziaria. Tuttavia, secondo quanto emerge da documentazione e segnalazioni che sarebbero all’attenzione degli organi competenti, i capannoni industriali risulterebbero essere stati trasferiti a un’altra società che farebbe capo al figlio dell’ex patron della CPC, Gabriele Petti.

Ma non è tutto
Secondo quanto denunciato, alcuni di quei capannoni sarebbero stati successivamente concessi in locazione a soggetti terzi e i relativi canoni verrebbero percepiti dalla società che avrebbe acquisito gli immobili. Una circostanza che, qualora trovasse conferma, potrebbe assumere rilievo nell’ambito della procedura di liquidazione giudiziaria, poiché sarà necessario verificare la legittimità delle operazioni effettuate e accertare se tali introiti avrebbero dovuto eventualmente confluire nella massa attiva della procedura, a tutela dei creditori.

Saranno gli organi competenti e l’autorità giudiziaria a svolgere ogni necessaria verifica. Ad aggravare ulteriormente il quadro è una denuncia presentata all’Arma dei Carabinieri da un dipendente della DI.DO.FA., oggi Servizi Generali Srls. Nell’esposto vengono segnalate presunte situazioni di maltrattamento di animali e carenze igienico-sanitarie. Secondo quanto denunciato, sette cani – un bulldog, un cocker spaniel, un labrador retriever, un barbone, un cane corso e due alani – sarebbero stati inizialmente custoditi presso l’ex CPC per poi essere trasferiti nella sede di via Livatino.

Proprio quest’ultima struttura, sempre secondo quanto riportato nell’esposto, presenterebbe criticità ambientali e condizioni igienico-sanitarie ritenute incompatibili con una corretta custodia degli animali.

Un’emergenza ambientale che non può più essere ignorata
La vicenda giudiziaria si intreccia con un problema che appare ormai evidente: il progressivo degrado ambientale dell’ex CPC. L’area, secondo le numerose segnalazioni raccolte negli anni, si sarebbe trasformata in un deposito incontrollato di rifiuti, con materiali abbandonati sia all’interno dei capannoni sia nelle aree esterne. Una situazione che impone verifiche puntuali sulla natura dei rifiuti presenti, sul loro eventuale impatto ambientale e sul rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente.

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Nel quadro degli accertamenti avviati dalle autorità competenti, un ulteriore elemento di rilievo riguarda il sequestro delle aree nelle quali sarebbero stati rinvenuti i rifiuti. Secondo quanto emerso, il provvedimento sarebbe stato sottoposto alla valutazione dell’Autorità Giudiziaria e il vincolo di sequestro sarebbe stato successivamente convalidato. La convalida del sequestro rappresenterebbe un passaggio significativo nell’ambito dell’inchiesta, consentendo di preservare lo stato dei luoghi e permettere agli organi preposti di svolgere tutti gli approfondimenti necessari sulla natura dei materiali presenti, sulle eventuali criticità ambientali e sulle circostanze che hanno determinato la situazione denunciata.

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Resta affidato agli ulteriori accertamenti della magistratura e degli enti competenti il compito di ricostruire il quadro completo dei fatti e verificare eventuali responsabilità.
La vicenda è all’attenzione dei Carabinieri della Stazione di Castel San Giorgio, che hanno avviato gli accertamenti. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, al Nucleo Carabinieri Forestali di Sarno, all’Arpac Campania, al Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Salerno, al Comando dei Vigili del Fuoco, alla Polizia Locale di Castel San Giorgio e alla Garante per la tutela degli animali.

Spetterà ai diversi enti verificare la fondatezza delle circostanze segnalate sotto il profilo ambientale, sanitario, amministrativo e penale.