Presentato a Roma il volume di Marco Visconti “La penna e il passaporto. Pietro Sessa nella Russia di Lenin e Stalin”. Tra istituzioni, studiosi e familiari, il recupero della memoria di un protagonista dimenticato della storia italiana

Un uomo di Stato, un giornalista, un diplomatico capace di attraversare alcune delle pagine più complesse del Novecento italiano ed europeo. A oltre mezzo secolo dalla sua attività, la figura di Pietro Sessa, originario di Pagani, torna al centro dell’attenzione grazie a un importante lavoro di ricerca storica presentato alla Camera dei Deputati.
L’occasione è stata la presentazione del libro “La penna e il passaporto. Pietro Sessa nella Russia di Lenin e Stalin”, scritto dal docente e giornalista Marco Visconti, che ricostruisce il percorso umano e professionale di un protagonista spesso dimenticato della diplomazia italiana. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, studiosi e familiari nel segno della memoria e della riscoperta di una storia che appartiene non solo a una famiglia, ma all’intero Paese.
IL COMUNICATO STAMPA
ROMA – Si è tenuto il 15 luglio, presso la sede della Camera dei Deputati in via della Missione 4, l’evento dedicato a Pietro Sessa, console e giornalista originario di Pagani, in via Barbazzano numero 81. La figura di Sessa, la cui memoria storica era andata nel tempo disperdendosi, è stata oggetto di un’importante opera di riscoperta da parte del docente e giornalista prof. Marco Visconti, attraverso la sua recente pubblicazione “La penna e il passaporto. Pietro Sessa nella Russia di Lenin e Stalin” edita da Omnia Liber Edizioni.

L’iniziativa, che ha registrato una folta partecipazione, ha visto la presenza della famiglia Sessa, giunta a Roma dalla Campania e da altre regioni italiane, a sottolineare il valore vivo e collettivo della riscoperta culturale. L’incontro è stato moderato dalla giornalista del Corriere della Sera, Valentina Santarpia. Il padrone di casa, l’onorevole Pino Bicchielli, che ha ospitato l’evento, ha aperto il dibattito offrendo un’attenta disamina sul volume, definendolo senza timore di esagerare un “atto di restituzione alla memoria storica del nostro Paese”. Nel corso del suo intervento, l’On. Bicchielli ha voluto estendere un cordiale saluto al sindaco di Marino, il dott. Stefano Cecchi, presente in sala, sottolineando l’importanza della partecipazione istituzionale a momenti di così alto valore culturale. Bicchielli ha inoltre evidenziato come l’opera si fondi su un lavoro d’archivio meticoloso, restituendo la figura di un uomo che, in momenti drammatici, cercò di essere un ponte istituzionale e culturale.

Successivamente, il prof. Marco Visconti ha illustrato tramite PowerPoint le gesta di questo illustre cittadino paganese, vissuto a lungo a Roma e originario di via Barbazzano. Visconti ha inserito Sessa nel contesto del “Secolo breve”, descrivendolo come un uomo di Stato capace di attraversare le fasi storiche — dalla Monarchia Costituzionale alla Repubblica Italiana — trascendendo le ideologie. La dottoressa Santarpia ha evidenziato come la peculiarità del libro risieda nell’oggettività dell’autore, che evita qualsiasi mitizzazione del protagonista.
La dottoressa Carla Maria Giacobbe ha approfondito la complessa fase diplomatica vissuta da Sessa in una Russia profondamente scettica verso gli inviati stranieri, citando il riconoscimento da parte di autorevoli studiosi del suo ruolo di punto di riferimento per i connazionali.
Particolarmente toccante è stato il collegamento da remoto con la Francia, dove i familiari Totomiantz-Sessa (Alexandrine, Marie Nicole e Hadrien Banon) hanno condiviso aneddoti inediti, tra cui l’impegno umanitario di Pietro Sessa verso Josef Reitzman: il console, durante la guerra, accolse in casa Reitzman, proteggendolo e sostenendolo negli studi dopo aver appreso della deportazione dei genitori ad Auschwitz, un atto di coraggio che testimonia il profondo senso di umanità del diplomatico.
Visibilmente commosso, il promotore dell’iniziativa Pietro Sessa ha dichiarato: “Quella vissuta alla Camera dei Deputati è stata una delle emozioni più intense della mia vita. Non abbiamo solo presentato un libro, abbiamo restituito alla storia un uomo che ha servito l’Italia con competenza e senso dello Stato. Questa non è solo la storia della mia famiglia, è una storia italiana che appartiene a tutti”.
