Emergenza carceri in Campania: è record di sovraffollamento, violenze e controllo dei clan

Il segretario generale dell’S.PP. Aldo Di Giacomo assume la guida regionale e denuncia: «I boss comandano dai penitenziari con i cellulari, lo Stato fa finta di non vedere»

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Attualmente si contano in totale 8.016 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di soli 6.176 posti. A questo si aggiunge una grave carenza negli organici della Polizia Penitenziaria, che supera il migliaio di unità complessive. I numeri relativi alle aggressioni e alle violenze contro il personale, così come quelli di rivolte, suicidi, traffico di droga e diffusione di telefonini, posizionano gli istituti campani tristemente in cima alle classifiche nazionali. Questi i dati drammatici riferiti da Di Giacomo.

La situazione nelle carceri campane
Per rafforzare l’impegno e l’attenzione del sindacato nei 15 istituti della regione, il Consiglio Nazionale F.S.A. C.N.P.P./S.PP. ha dedicato una sessione specifica all’emergenza campana. Al termine dei lavori, si è deciso di affidare temporaneamente al segretario generale Aldo Di Giacomo l’incarico di segretario regionale per la Campania, in attesa dell’individuazione di un nuovo referente.

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I dati
Di Giacomo, che seguirà così direttamente la situazione dei penitenziari regionali, sottolinea che la prima, grandissima criticità è rappresentata dalle aggressioni contro il personale. Delle circa 2.000 violenze fisiche che si registrano ogni anno in Italia ai danni del Corpo (con una media di 5 al giorno), almeno un terzo produce prognosi superiori agli 8 giorni, e in 150 casi si superano addirittura i 20 giorni di guarigione.

Sempre su base annua, si contano circa 12.000 episodi di resistenza e ingiuria a pubblico ufficiale all’interno delle carceri italiane, di cui oltre 300 solo in Campania.

A questo quadro si aggiunge il sequestro di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari (con relative SIM), un fenomeno che nei 15 istituti campani segna un vero e proprio “primato negativo” assoluto. Gli apparecchi vengono ritrovati quasi quotidianamente e, in gran parte dei casi, vengono recapitati dall’esterno tramite l’utilizzo di droni.

I numerosi casi accertati dimostrano che capoclan e affiliati ai gruppi criminali sono riusciti, attraverso l’uso di questi telefonini, a ordinare reati (persino omicidi), impartire disposizioni ai sodali in libertà, minacciare testimoni e gestire estorsioni. Tutto ciò prova quanto il sindacato sostiene da tempo: nelle carceri campane a comandare sono “loro”, i boss della camorra.

Gli effetti e le richieste
La prima, grave conseguenza di questa deriva è il crollo della collaborazione con investigatori e magistrati. Scoraggiati dal controllo che i clan mantengono anche dietro le sbarre, i cittadini rinunciano a denunciare: in poco tempo, appena il 7-8% delle vittime di estorsione ha trovato il coraggio di rivolgersi alle autorità.

«Nella lotta alla criminalità, invece di andare avanti, siamo tornati indietro di vent’anni – evidenzia Di Giacomo –. Solo l’Amministrazione Penitenziaria, il Parlamento e la politica non se ne accorgono, evitando di affrontare radicalmente la situazione. E il Governo finge di non sapere nulla».

Secondo il segretario dell’S.PP., le soluzioni concrete sarebbero in realtà semplici:
– Tecnologia anti-drone: Impiego immediato di schermature e strumentazioni adeguate a bloccare l’uso dei cellulari e l’atterraggio dei droni che riforniscono i boss.
– Edilizia penitenziaria: L’avvio di un piano straordinario di edilizia carceraria, basato su progetti tecnici reali e risorse finanziarie certe, per superare quello che finora è rimasto solo un «libro dei sogni».