Ucciso sulla A16, il corpo fu abbandonato sotto i rifiuti a Trivio

Omicidio del 54enne magrebino Msadd Hadraoui tra Castel San Giorgio e Casalnuovo di Napoli: Gerardo Palumbo di Roccapiemonte è stato condannato all’ergastolo. Un esito non scontato per il processo a carico dell’unico imputato, il ragioniere rocchese di 68 anni.
Il processo
Molti elementi dell’accusa erano stati messi in dubbio, a partire da chi, quel 29 gennaio di tre anni fa, avesse commesso effettivamente l’assassinio nella piazzola dell’A16 Napoli-Bari, all’altezza di Casalnuovo. Tra gli elementi a favore dell’imputato c’era il mancato ritrovamento di polvere da sparo all’interno della sua vettura, dettaglio che avrebbe potuto far pensare all’esplosione di un colpo di pistola da parte di qualcuno all’esterno dell’auto.
Quello sparo da fuori auto
L’imputato aveva sostenuto che il marocchino, detto “Zaccaria” (da 30 anni in Italia), avesse un appuntamento con alcuni connazionali e che questi avessero sparato dall’esterno dell’abitacolo, minacciando poi lo stesso Palumbo di stare zitto e di seppellire il cadavere della vittima in una zona sicura.
Il corpo sotto i rifiuti
Il corpo, infatti, fu ritrovato alle spalle della frazione Trivio di Castel San Giorgio, occultato sotto un cumulo di rifiuti in una piazzola di via Paterno, la strada che porta all’Eremo.

Le tracce nella smart di Palumbo
Nella Smart di Palumbo, però, furono trovate tracce di sangue della vittima e alcuni frammenti di vetro, imploso a seguito dell’esplosione del colpo di pistola calibro 38.
Il movente
Il movente sarebbe legato a questioni di immigrazione clandestina. Un omicidio premeditato, secondo gli inquirenti: la Procura di Nola ha contestato al sessantottenne Gerardo Palumbo di aver ucciso Msadd Hadraoui con un colpo di pistola alla testa, chiedendo per lui la condanna all’ergastolo con 9 mesi di isolamento diurno, richiesta poi accolta dai giudici.

La difesa
I contorni esatti della vicenda saranno ricostruiti nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Napoli, che verranno depositate entro 60 giorni. Lo stesso ragioniere, nelle sue dichiarazioni spontanee durante il dibattimento, si era dichiarato innocente, puntando il dito contro i connazionali del magrebino. Secondo la sua versione, i due avrebbero dovuto consegnare del denaro a questi ultimi per una questione di immigrazione clandestina; poiché quei soldi non erano nella disponibilità di nessuno dei due mentre si recavano a Napoli per l’incontro, la banda di nordafricani non avrebbe esitato a premere il grilletto contro Hadraoui. La pistola utilizzata per l’omicidio, tuttavia, sarebbe proprio quella legalmente detenuta da Gerardo Palumbo.
La premeditazione
La Procura ha insistito sulla premeditazione del delitto. Il giorno dell’omicidio, l’imputato si stava dirigendo verso l’aeroporto di Capodichino per prendere, a suo dire, un volo diretto a Casablanca, e aveva chiesto a “Zaccaria” di accompagnarlo. Gli accertamenti hanno però dimostrato che Palumbo non aveva acquistato alcun biglietto aereo.
Palumbo è stato difeso dall’avvocato Marco Martello, mentre l’avvocato Manuel Capuano ha assistito le parti civili, che dovranno essere risarcite dall’imputato. A concludere la requisitoria per il processo sono state il pubblico ministero Aurelia Caporale della Procura di Nola, seguita dal sostituto procuratore Ana Musso dello stesso ufficio giudiziario.
