Intervista con il colonnello accusato di concorso nell’assassinio del sindaco di Pollica, prosciolto dall’imputazione

«In questo momento provo un sereno dispiacere: il mio unico desiderio resta che emerga la verità su Angelo Vassallo. Ogni cosa che ho fatto, l’ho fatta in buona fede. Non ho mai perso la fiducia nella giustizia». Rompe così il silenzio il colonnello dell’Arma Fabio Cagnazzo, all’indomani della decisione del Gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, che lo ha prosciolto da tutte le accuse pendenti su di lui da quasi due anni.
L’ufficiale ripercorre la lunga vicenda che lo ha visto coinvolto sin dal settembre 2010, quando il “sindaco pescatore” di Pollica fu assassinato. A distanza di sedici anni, la verità è ancora lontana, ma per Cagnazzo l’incubo giudiziario finisce qui: sono cadute le accuse della Procura di Salerno che, nel settembre 2024, lo avevano portato in carcere a Santa Maria Capua Vetere. Lì è rimasto per otto mesi, prima di ottenere la revoca delle misure cautelari.
Venerdì scorso è arrivata la sentenza di non luogo a procedere, una decisione che segue l’orientamento della Cassazione che, per ben due volte, aveva ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza (punto su cui hanno insistito i suoi legali, gli avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro).
Cagnazzo non comparirà dunque davanti al giudice il prossimo 9 luglio per la prima udienza del processo sull’omicidio: a giudizio andranno invece l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, accusati di concorso in omicidio, oltre a Giovanni Cafiero (che risponde solo di traffico di stupefacenti). Il 24 aprile, invece, inizierà il rito abbreviato per l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso.
L’INTERVISTA
Colonnello Cagnazzo, cosa prova dopo il proscioglimento dall’inchiesta sull’omicidio Vassallo?
«Provo quello che ho sempre provato: un sereno dispiacere».
Come descriverebbe questa vicenda che l’ha coinvolta?
«È una storia molto triste. Conoscevo il sindaco Vassallo e tra noi c’era un rapporto di stima. Il mio unico desiderio era scoprire la verità; spero ancora che emerga, nonostante il tempo trascorso».
Ritiene che ci siano stati troppi errori nelle indagini?
«No comment. Rischierei di dire cose inopportune, poiché ho anche io i miei limiti umani».
Quale è stato il ruolo dei collaboratori di giustizia in questa inchiesta? «Sono soggetti che si smentiscono da soli e che sono già stati smentiti in altre sedi. Penso non si debba aggiungere altro».
Rifarebbe tutto quello che ha fatto nelle ore successive all’omicidio, le stesse azioni che l’hanno portata sotto la lente della DDA?
«Ho agito con la massima buona fede, come sempre. Ho combattuto per la brava gente: dare risposte ai cittadini onesti è sempre stata la mia missione, a cui ho dedicato tutta la vita».
Crede di aver commesso degli errori?
«Tutti commettiamo errori. Qualcuno pensa che io abbia usato metodi a volte discutibili, ma ho passato la vita a combattere il crimine organizzato dando tutto me stesso, ventiquattr’ore su ventiquattro, senza risparmiarmi. Questo mi ha permesso di ottenere risultati significativi: io so fare solo questo».
Qual è la sua idea sull’omicidio?
«No comment».
Ha mai perso fiducia nella giustizia?
«Mai! E mai la perderò. Magistrati eccellenti, che stimo profondamente, mi hanno insegnato il mestiere».
