Bagno di umiltà per l’Inter, la Salernitana e Nicola sono l’ombra di se stessi

I Granata sembrano non seguire più il proprio allenatore, la determinazione e la grinta sono un lontano ricordo

Domenica amara per i 6.000 cuori granata accorsi a San Siro per assistere alla partita tra Inter e Salernitana. Un epilogo apparso scontato alla vigilia che ha nascosto ai più i veri problemi degli uomini di mister Nicola.

La partita è quasi un monologo interista, come era lecito immaginarsi. Ma i nerozzurri fanno di più, affrontano la partita con un umiltà encomiabile, difendono in blocco e attaccano allo stesso modo, giocano la partita come se affrontassero una compagine di blasone, segno di una consapevolezza ritrovata e di riaffioro di un desiderio apparso svanito nel primo quarto di campionato: essere squadra.

La Salernitana, invece, sfodera una prestazione che è ormai una costante delle ultime uscite. Le attenuanti purtroppo come sempre ci sono e pesano enormemente soprattutto se è una squadra che deve salvarsi a doverle affrontare, ma questo non mette in toto alla luce i reali problemi dei giocatori salernitani. Un goal per tempo dell’Inter, che potrebbe capitalizzare in maniera più rotonda, ma a tratti si limita a contenere i Granata.

La Salernitana avrebbe dovuto avere più benzina nelle gambe visto che i lombardi avevano affrontato il Barcellona in Champions League, ma è l’Inter ad arrivare prima su tutti i palloni rendendo sterili quasi tutti i tentativi di sponda ospite con un gioco corale e aggressivo. La compagine granata ormai non rispecchia più lo spirito del suo allenatore, è questa l’amara verità. Davide Nicola cerca di elogiare un gruppo che comunque reagisce, come ovvio che sia, con l’istinto dello sportivo ad una competizione agonistica, ma la realtà è che l’allenatore sembra non fare più breccia nella mente dei suoi giocatori. Si torna di conseguenza a parlare delle assenze.

La difesa orfana del suo uomo di maggiore carisma Federico Fazio e del giovane talento Lovato causa una mancanza di sicurezza, di conseguenza trasmessa all’intera squadra. Il centrocampo orfano di Maggiore e di Bohinen perde di dinamismo e tempi di gioco e la squadra non gira e chi è chiamato a sostituirli viene schierato in un ruolo non suo snaturandosi e rendendo quindi poco e male. Tutto vero questo, di sicuro con i Granata al completo lo spettacolo sarebbe diverso, ma è comunque qualcosa che non può prescindere dalla grinta e dalla foga agonistica ormai quasi scomparsa e che aveva caratterizzato la cavalcata vincente dello scorso anno, nonché tratto indistinto dell’allenatore Davide Nicola.

Ormai la Salernitana spera nella giocata del singolo, ma il Dia di turno non può sempre togliere le castagne dal fuoco. La squadra ha bisogno di ridefinirsi tale e di sopperire alle assenze mostrando comunque un identità. La Salernitana vista all’opera nelle ultime uscite, pur vincendo col Verona, ha palesato mancanza di spessore e di collettivo. Tra qualche domenica, con la squadra al completo, magari dopo la sosta con la stessa ampiamente rodata la situazione migliorerà saremo prontamente smentiti.

Il presente granata è del tutto incerto e pieno di insidie ed è bene prenderne atto per essere pronti ad intervenire se le cose dovessero precipitare. Per fortuna le squadre in lotta per la salvezza stanno facendo decisamente peggio,ma all’orizzonte ci sono due sfide vitali con Spezia e Cremonese in cui cercare di prendere il massimo. Steccare queste due partite potrebbe portare ad un contraccolpo psicologico dal quale sarebbe difficile riprendersi oltre che a proiettare i Granata in zone più calde della classifica.
Fabio Falcone