La Montoro unificata spinge le due Nocera verso l’unità

MONTORO/NOCERA. «Può la materia manipolata da mani spesso inconsapevoli e maltrattata dall’uso, assumere la capacità di dialogare con l’artista che la interroga per rintracciarne la muta memoria? Può la materia immemore prendere consapevolezza di sé e narrare a chi ne guarda le cicatrici il proprio martirio? Per i greci, artefici del pensiero occidentale, propensi a rintracciare dovunque, finanche nelle pietre, il segno del divino, anche la stessa materia era capace di interpellare l’uomo e parlare con lui, specie se quest’ultimo,come artista,si fosse interposto come interprete tra dei e comuni mortali nel continuo dialogo tra l’uomo e il modo che lo circonda. Ernesto Terlizzi ci presenta nella mostra “Cartonone”, allestita negli spazi del convento di Santa Maria degli Angeli a Montoro, gli esiti della sua ricerca, di un’indagine appassionata che lo ha portato a individuare nei segni della materia le tracce del dramma che accompagna l’uomo e ne scandisce le storia.

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Ancora una volta sono i Greci ad aiutarci a capire perché sono stati proprio loro ad accorgersi che è l’uomo la misura di tutte le cose! Lo diceva Gorgia da Lentini e lo ripetiamo noi oggi e, facendo così, recuperiamo la consapevolezza che nella storia dell’arte non ci sono calendari rigidi, non ci sono cronologie cristallizzate, ma c’è che una sola contemporaneità che dura da quando comparvero i primi graffiti della preistoria!» Così ha esordito Antonio Pecoraro nel presentare gli arazzi informali dell’angrese Ernesto Terlizzi e si è riferito a Cristiana Collu, direttrice della Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea, che ne ha aperto gli spazi all’uomo perennemente contemporaneo e ne ha esaltato l’instancabile creatività dipanando per temi quello che era stato sempre disposto in una rigida gabbia secondo una cronologia insulsa, quasi che l’uomo cambiasse pelle al variare delle epoche.
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Se l’uomo è il protagonista di ogni tempo, è giusto che i frutti della sua creatività siano presentati per aree tematiche. Perciò, riprendendo un passo dell’Amleto di Shakespeare, “Time is out of joint”, la direttrice della Galleria romana ha scompaginato il tempo e in una sala ha collocato l’Ercole di Canova che si specchia nel mare di zinco di Pino Pascali adagiato sul pavimento, e ha dietro di sé la “Spoglia d’oro su spine di acacia” di Giuseppe Penone. Il tempo è davvero messo sottosopra perché finalmente si è presa coscienza del fatto che i musei devono uscire dal loro immobilismo e rispondere all’appello del nostro tempo, un tempo che dura da quando esiste l’uomo ma che ora è diventato assai veloce, e lo si vede proprio nelle sale dei musei, attraversate da visitatori costantemente connessi con l’altrove.

Il fatto poi che questa rivoluzione artistica si compia oggi nel Museo della contemporaneità di Montoro unificata dice a tutti che anche altrove questo è possibile, compresa l’unificazione delle due Nocera che da più di 170 anni soffrono per un’infausta divisione amministrativa!

Rosanna Ascione. – Le Cronache
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