A Villa Alba e Montesano cresce il malcontento dei lavoratori. Villa Silvia ha pagato il 50% prima del 10 settembre e il saldo è atteso per il 16. Sullo sfondo i nodi societari, la banca ore e la recente condanna di Giovanni Di Giura nel processo legato all’ex magistrato Mario Pagano

CAVA DE’ TIRRENI – ROCCAPIEMONTE – È ancora una volta il tema degli stipendi a far crescere la tensione tra i lavoratori delle strutture sanitarie del gruppo Silba, che gestisce Villa Alba a Cava de’ Tirreni e Villa Silvia e Montesano a Roccapiemonte.
Il 15 settembre è arrivato e, secondo quanto riferito dai lavoratori, per Villa Alba e Montesano permane l’incertezza sui tempi di pagamento delle retribuzioni, mentre mancherebbe una comunicazione chiara e preventiva al personale. Una situazione che, secondo i dipendenti, non sarebbe affatto episodica.

«Ogni mese abbiamo problemi» è il sentimento che emerge tra il personale.
La principale contestazione riguarda proprio la ripetitività dei ritardi: secondo i lavoratori, la spiegazione sarebbe ogni volta riconducibile alle cosiddette “rimesse” degli enti pubblici e, in particolare, ai tempi dei pagamenti delle ASL. Una motivazione che, per chi lavora nelle strutture, non sarebbe più sufficiente.
Il precedente del 2026: Villa Silvia pagava, Alba e Montesano no.
La circostanza è particolarmente significativa perché non è la prima volta che le tre strutture presentano situazioni differenti. Nel febbraio 2026, FP CGIL e UIL FPL di Salerno denunciarono il mancato pagamento degli stipendi a Villa Alba e Montesano, evidenziando contemporaneamente che Villa Silvia, pur appartenendo al gruppo Silba e avendo un amministratore diverso, aveva provveduto regolarmente al pagamento delle retribuzioni. I sindacati parlarono di ritardi reiterati, assenza di comunicazioni formali e spiegazioni verbali che attribuivano i mancati pagamenti ai ritardi delle ASL.
«Le rimesse non possono diventare il problema dei lavoratori»
Il tema delle rimesse e dei pagamenti delle ASL non è nuovo. Nel gennaio 2025, durante una precedente vertenza, i sindacati denunciarono il ritardo nello stipendio di dicembre e sottolinearono come non fosse la prima volta che l’azienda attribuiva i ritardi ai tempi della Regione e delle ASL.
La stessa Silba, in una successiva rettifica, spiegò che i ritardi erano legati a quelli dell’ASL e precisò di aver corrisposto ai dipendenti un acconto compreso tra 1.000 e 1.500 euro, pari al 60-90% dello stipendio maturato. Il problema, dunque, sembra essersi trasformato nel tempo in una questione ricorrente.
La domanda che arriva oggi dai lavoratori è semplice: se i tempi delle rimesse pubbliche sono incerti, perché questa incertezza deve ricadere ogni mese sui dipendenti? Mutui, affitti, bollette e spese quotidiane hanno scadenze precise. Ed è proprio su questo punto che, già nel 2025, le organizzazioni sindacali avevano manifestato tutta la loro esasperazione.
La banca ore: un’altra fonte di malcontento (è uno strumento contrattuale che permette ai dipendenti di accumulare le ore di lavoro straordinario in un conto individuale per utilizzarle in seguito come riposi compensativi o permessi retribuiti, invece di riceverne il pagamento immediato in busta paga).
Accanto agli stipendi c’è poi la questione della banca ore.
I lavoratori riferiscono di accumulare ore di lavoro che, in alcuni casi, diventerebbero oggetto di discussione soprattutto in occasione dei rinnovi contrattuali. Secondo quanto denunciato dal personale, sarebbe capitato che venissero sottoscritti documenti finalizzati all’azzeramento delle ore accumulate. Si tratta di circostanze che dovranno eventualmente essere verificate attraverso cedolini, accordi individuali e documentazione contrattuale.
Anche su questo fronte, tuttavia, esistono precedenti documentati
Nel luglio 2021 CGIL, CISL e UIL denunciarono pubblicamente criticità nella gestione della banca ore all’interno del gruppo Silba, contestando, tra l’altro, la mancata indicazione nei cedolini delle ore accantonate per lavoro supplementare o straordinario e chiedendo maggiore trasparenza sulla quantificazione delle ore residue e sulla loro eventuale remunerazione. Cinque anni dopo, il tema torna dunque al centro delle preoccupazioni dei dipendenti.
Organici, doppi turni e carichi di lavoro
Alle questioni economiche si aggiungono quelle organizzative. Il quadro che emerge dalle diverse vertenze è quello di lavoratori che, da una parte, chiedono puntualità e certezza nelle retribuzioni e, dall’altra, lamentano carichi di lavoro e modalità organizzative che ritengono sempre più difficili da sostenere. Una situazione particolarmente delicata perché riguarda strutture nelle quali ogni giorno viene garantita assistenza a persone fragili e non autosufficienti.
E sullo sfondo ci sono i nodi societari
A preoccupare il personale c’è anche il futuro dell’assetto societario, alla luce di una riorganizzazione e della possibile separazione delle attività attraverso società a responsabilità limitata. La questione, quindi, non è tanto stabilire se una S.r.l. rappresenti un “downgrade”, quanto comprendere quale sia l’attuale progetto societario, quali società gestiranno le singole strutture e, soprattutto, cosa potrà cambiare per i lavoratori.
Il caso Di Giura e la sentenza nel processo Pagano
Su questo scenario pesa anche la recente vicenda giudiziaria che ha coinvolto Giovanni Di Giura, imprenditore della sanità privata e figura storicamente legata ai vertici di Silba. L’8 luglio 2026 la terza sezione del Tribunale di Napoli ha condannato Di Giura a 3 anni e 2 mesi di reclusione nel processo collegato all’inchiesta sull’ex magistrato di Roccapiemonte Mario Pagano.
Nei confronti di Di Giura è stata inoltre applicata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I condannati, sia personalmente sia attraverso le rispettive società, hanno annunciato ricorso in appello. La vicenda giudiziaria riguarda un’inchiesta nella quale l’ex magistrato Mario Pagano è stato accusato di corruzione in atti giudiziari. Secondo la ricostruzione investigativa e processuale, l’indagine aveva riguardato anche rapporti con imprenditori della sanità privata e il mondo della Rocchese Calcio.
È inevitabile che, alla luce della sentenza, i lavoratori chiedano quale sarà il futuro della governance e quali eventuali conseguenze potranno esserci sull’assetto delle società.
Una storia che si ripete
Il dato che più colpisce è forse proprio la continuità delle vertenze. Nel 2025 oltre 300 dipendenti del gruppo furono coinvolti nelle proteste per il mancato pagamento dello stipendio di dicembre. Anche allora venne contestato il ricorso alla spiegazione dei ritardi delle ASL. Nel febbraio 2026, invece, furono nuovamente Villa Alba e Montesano a finire al centro delle proteste sindacali per gli stipendi non corrisposti entro il termine previsto.
E oggi, a settembre, il problema torna a riproporsi. È questa ripetitività a far crescere maggiormente il malcontento: non si tratta più soltanto di sapere quando arriverà lo stipendio di settembre, ma di capire se il mese prossimo si ripresenterà nuovamente lo stesso problema.

Le domande dei lavoratori
A questo punto le domande che il personale rivolge all’azienda sono numerose:
* Perché i ritardi nelle retribuzioni continuano a ripetersi?
* Quali sono esattamente i tempi delle rimesse e degli incassi?
* Quante ore risultano accumulate nella banca ore e come vengono contabilizzate?
* Cosa succede a quelle ore in caso di rinnovo o modifica del contratto?
* Quale sarà il futuro societario di Villa Alba, Villa Silvia e Montesano?
* Ci saranno cambiamenti nei rapporti di lavoro e nelle garanzie maturate dai dipendenti?
* Dopo la sentenza che ha coinvolto Giovanni Di Giura, quale sarà il futuro dell’assetto gestionale e societario?
Sono domande alle quali i lavoratori chiedono risposte ufficiali e soprattutto tempestive. Perché mentre si discute di rimesse, società, amministratori, riorganizzazioni e contenziosi, nelle strutture di Cava de’ Tirreni e Roccapiemonte ci sono operatori che continuano ogni giorno a garantire assistenza agli ospiti.
E il loro messaggio, ormai, sembra essere sempre lo stesso:
Lo stipendio non può diventare ogni mese un’incognita.
La redazione resta disponibile a pubblicare la posizione della società, dei suoi amministratori e delle organizzazioni sindacali su tutti gli aspetti evidenziati.
foto copertina – di repertorio




