Materiale ferroso e altri rifiuti sarebbero stati gestiti attraverso un sistema di documenti falsi e il “giro bolla”, con esportazioni fino in Turchia e Thailandia. Sequestrati 71 conti correnti, otto camion e impianti aziendali per un valore di 3,4 milioni di euro

Nelle province di Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai militari dei Comandi provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di alcuni imprenditori, sottoposti a indagine per i reati di associazione per delinquere (art. 416 c.p.), attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.) e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso, prelevato prevalentemente presso cantieri di Rete Ferroviaria Italiana.
L’INCHIESTA
L’ordinanza cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Salerno in accoglimento della richiesta della Procura, riguarda una serie di condotte illecite emerse nel corso di una complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Salerno. L’indagine ha avuto inizio nel settembre 2022 e si è protratta per diversi mesi, interessando diverse regioni del territorio nazionale e alcuni Paesi europei ed extraeuropei.
Le complesse e articolate attività investigative, avviate a seguito di un controllo effettuato dai Carabinieri del reparto speciale nei confronti di un’azienda di Albanella, operante nel settore del trattamento e recupero di rifiuti urbani e speciali, sono state condotte anche attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti. Gli accertamenti avrebbero consentito di individuare un collaudato sistema ritenuto finalizzato alla gestione e allo smaltimento illecito di rifiuti. Le indagini si sono sviluppate lungo due principali filoni.
IL GIRO
Il primo filone, relativo alla società Ricicla Campania Srl, con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa ad Albanella, ha consentito di raccogliere gravi indizi in ordine alla gestione illecita di rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica. Secondo l’ipotesi investigativa, tali materiali sarebbero stati destinati illegalmente a impianti in Thailandia, in assenza della documentazione prescritta o attraverso la falsificazione della stessa e comunque in violazione della normativa nazionale e comunitaria in materia di esportazione di rifiuti.
Il secondo filone si è sviluppato a partire dalla gestione illecita dei rifiuti ferrosi che la stessa società Ricicla Campania avrebbe ceduto “in nero” alla società Cermetal Srl, riconducibile, secondo gli investigatori, a una nota famiglia di imprenditori locali attraverso una serie di “prestanome”. In un’occasione sarebbe stata accertata anche un’illecita esportazione in Turchia di complessivi 5.154.760 chilogrammi di rottami ferrosi, falsamente documentati come “End of Waste”, ovvero materiale che ha cessato di essere qualificato come rifiuto a seguito di un processo di recupero.
In particolare, secondo l’accusa, sarebbe stata falsificata la documentazione necessaria a consentire l’esportazione del materiale in violazione della normativa vigente.

LE SOCIETÀ
I successivi approfondimenti investigativi avrebbero consentito di ricostruire una più ampia attività di gestione illecita di rifiuti metallici da parte di una serie di ulteriori società: Cermetal Srl di Sarno, C.R. Metalli Srl di Sarno, Rag.Metal Srl e Autoricicla Srl, entrambe in provincia di Frosinone, Rafecology Srl in provincia di Benevento, oltre alla Ricicla Campania.
L’attività sarebbe stata realizzata attraverso il meccanismo fraudolento del cosiddetto “giro bolla”, consistente nell’emissione e nell’utilizzo di documentazione ritenuta falsa, anche attraverso società inesistenti. L’illecito profitto derivante dalle attività contestate, quantificato in 3,4 milioni di euro, è stato sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente.
Sono stati inoltre sequestrati gli impianti e gli automezzi delle società Cermetal Srl, C.R. Metalli Srl, Rafecology Srl e Ricicla Srl di Albanella, ritenuti strumentali alla commissione degli illeciti contestati.

I SEQUESTRI
Al termine delle operazioni, i militari del NOE hanno eseguito il sequestro di:
– 71 conti correnti riconducibili alle persone fisiche e giuridiche coinvolte nelle indagini, la cui disponibilità è in corso di quantificazione;
– 8 camion;
– impianti aziendali utilizzati, secondo l’ipotesi investigativa, per la gestione e il trasporto illecito dei rifiuti.
Contestualmente, sono stati notificati a undici persone gli inviti a rendere interrogatorio preventivo ai sensi dell’articolo 291 del codice di procedura penale, in base a quanto previsto dalla legge n. 114/2024, avendo la Procura richiesto nei loro confronti l’applicazione di misure cautelari personali. Sono complessivamente 24 le persone indagate, molte delle quali originarie del Napoletano e titolari di aziende operanti nel Salernitano. Tra gli indagati figura anche una persona di Capaccio.



