Sassaiola sul tetto della scuola di Angri, «Non è una bravata, ma no alla criminalizzazione»

Il grave episodio continua a far discutere

La sassaiola compiuta da alcuni giovanissimi sul tetto della scuola “Don Enrico Smaldone” di Angri continua a far discutere. Sull’accaduto è intervenuto anche il Coordinamento Nazionale Docenti, che in una nota esprime «ferma condanna» per un episodio che, secondo l’organizzazione guidata dal presidente Romano Pesavento, non può essere derubricato a una semplice bravata adolescenziale.
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LA RICOSTRUZIONE

Stando a quanto ricostruito, un gruppo di ragazzi, poco più che dodicenni, avrebbe scavalcato i cancelli della palestra dell’istituto, introducendosi nell’edificio fino a raggiungere il lastrico solare. Da lì sarebbero state lanciate pietre verso il basso, con il concreto rischio di provocare conseguenze ben più gravi.

LA DICHIARAZIONE DEI PROF

«Quanto accaduto non può essere liquidato come una bravata adolescenziale», sottolinea il Coordinamento Nazionale Docenti. La giovane età dei protagonisti, viene precisato, deve orientare la risposta educativa e istituzionale, ma non può ridimensionare la gravità di comportamenti potenzialmente pericolosi.

IL CASO

«Lanciare pietre dall’alto significa esporre altre persone a un pericolo concreto», si legge ancora nella nota. Quando un gesto compiuto per divertimento mette a rischio l’incolumità altrui, secondo il Coordinamento, non si è più di fronte a un gioco, ma a una condotta irresponsabile che deve essere riconosciuta e condannata con chiarezza. A rendere ancora più significativo l’episodio è inoltre il luogo in cui sarebbe avvenuto: una scuola, uno spazio che dovrebbe rappresentare sicurezza, educazione e rispetto delle regole.

IL COMUNE E L’AFFIDAMENTO DEL CAMPETTO
Sul caso è intervenuto anche l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Angri, Giacomo Sorrentino, annunciando l’intenzione dell’Amministrazione di mettere in campo iniziative strutturate per offrire ai ragazzi del quartiere occasioni di aggregazione sane e positive. Tra gli interventi previsti ci sono la riqualificazione del campetto di calcio presente nell’area e quella delle giostre per bambini all’interno del plesso scolastico. Le strutture, secondo quanto anticipato dall’assessore, potrebbero essere affidate in custodia ad alcune associazioni attive nel quartiere, con l’obiettivo di favorire una maggiore partecipazione della comunità e creare spazi dedicati ai più giovani.

Una strategia che sembra incontrare il favore del Coordinamento Nazionale Docenti, che chiede una risposta ferma, ma non esclusivamente repressiva. «Occorre recuperare autorevolezza senza autoritarismo e capacità educativa senza indulgenza», evidenzia l’organizzazione, ribadendo che riconoscere la gravità di un comportamento non significa rinunciare alla possibilità di recuperare chi lo ha commesso. Il messaggio, dunque, è quello di coniugare responsabilità e funzione educativa. Anche un ragazzo molto giovane, secondo il Coordinamento, deve essere considerato capace di comprendere le conseguenze delle proprie azioni, assumersi le proprie responsabilità e modificare le proprie scelte.

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE
L’episodio di Angri, conclude il presidente, “non dovrebbe diventare né l’occasione per «criminalizzare dei dodicenni» né un fatto da dimenticare rapidamente. Dovrebbe invece rappresentare un momento di riflessione per l’intera comunità: una comunità educante credibile deve saper pronunciare dei “no” netti, spiegandone però le ragioni.

La vera sfida, oltre a impedire ai ragazzi di scavalcare un cancello, è aiutarli a comprendere perché quel limite non debba essere oltrepassato e perché nessun gesto compiuto per gioco possa mettere in pericolo la sicurezza e la vita degli altri“.

Le interviste sono state tratte da “La Città”, dall’articolo di Anna Villani.