Salerno/Angri, omicidio dell’angrese Mazza: condannato ex pugile salernitano

L’omicidio a dicembre scorso. Le parti civili insoddisfatte per la sentenza

Il tribunale di Salerno ha condannato a dieci anni di reclusione l’ex pugile 50enne Luca Fedele per la morte del 35enne Vincenzo Mazza, dimezzando di fatto la richiesta avanzata dalla Procura, che aveva sollecitato una pena di 20 anni ritenendo il fatto un omicidio preterintenzionale con aggravanti e senza concessione di attenuanti.

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Di diverso avviso la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Maurizio De Feo, che aveva escluso la sussistenza di aggravanti chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione della recidiva. Il collegio giudicante ha accolto parzialmente questa impostazione, concedendo anche la riduzione di pena prevista per la scelta del rito abbreviato.

I fatti risalgono alla sera del 5 dicembre scorso, quando Mazza perse la vita all’interno di un appartamento di via Gabriele D’Annunzio, tra Pastena e il rione Picarielli, nella zona orientale di Salerno. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima si era recata nell’abitazione di Fedele e, poco dopo l’arrivo, tra i due sarebbe scoppiata una discussione degenerata rapidamente in violenza.

Dalle parole si passò allo scontro fisico: Fedele avrebbe colpito Mazza con diversi pugni al volto. Due di questi, secondo il medico legale, si sarebbero rivelati fatali. Il 35enne, originario di Nocera Inferiore e residente ad Angri, cadde a terra battendo violentemente la testa sul pavimento.

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In un primo momento, l’ex pugile aveva fornito ai carabinieri una versione diversa, sostenendo di aver sorpreso un ladro in casa e di aver reagito durante una colluttazione. Una ricostruzione che però non convinse i militari della Compagnia di Salerno, guidati dal maggiore Antonio Corvino. Il ritrovamento di alcune dosi di stupefacenti nell’abitazione fece emergere il sospetto che i due stessero consumando droga prima della lite.

L’allarme fu lanciato da alcuni residenti della palazzina. All’arrivo dei soccorsi, per Mazza non c’era ormai più nulla da fare. Le indagini, proseguite per tutta la notte, portarono all’arresto di Fedele nelle prime ore del mattino.

Insoddisfazione è stata espressa dalle parti civili. I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Giovanni Pentangelo, Carmela Fattoruso, Giovanni Vitale e Lucia Apuzzo, ritengono la pena troppo lieve. «Una pena ingiusta – ha dichiarato l’avvocato Pentangelo –. Valuteremo con la Procura l’impugnazione della sentenza, anche alla luce della richiesta iniziale di 20 anni di reclusione».