Dopo le tensioni a Salerno negli ultimi giorni

Gli incontri con Pippo Falvella erano sempre stimolanti, mai banali, ore ed ore di trasmissioni insieme fino a pochi mesi prima che andasse via nel novembre del 2014.
Il suo giorno era il lunedì, puntuale, in diretta alle 13, per 24 minuti, chiacchieravamo all’impronta di politica, costume, società, un esperienza lavorativa che mi ha arricchito, Pippo era un gigante. Non condividevo tutto del suo pensiero, ma il garbo, la profondità con cui lo esprimeva era ammaliante, era un pensiero profondo che nasceva anche dal grande dolore per la tragica morte del fratello Carlo, giovane militante del Fuan, ucciso nel 1972.
Pippo quando parlava del fratello, lo faceva con una pacatezza straordinaria, legata alla convinzione che la vera eredità da tramandare di quella vita spezzata troppo presto doveva essere innanzitutto il rifiuto della violenza, il rifiuto assoluto dell’odio politico «le lacrime non hanno colore politico», diceva.

E quando analizzava l’accaduto, sviluppava un’analisi profonda di un periodo, quello degli “anni di piombo”, in cui la più bella gioventù, di ogni colore politico, fu usata, manipolata in modo indegno da una politica criminale. Ricordo il giorno in cui venne negli studi di Telecolore per dirmi che era malato, sapeva che probabilmente non ce l’avrebbe fatta. Mi invitò nel suo studio la sera, voleva darmi un ricordo di sé che ancora custodisco gelosamente.
Il pensiero di poter perdere un amico mi opprimeva, avevo un nodo alla gola, ma tutto svanì quando ci incontrammo: la serenità con cui parlava della sua malattia era disarmante. Parlammo a lungo e anche in quell’occasione ritornò Carlo.
Non ricordo le parole esatte, ma ribadì il suo concetto, nessuno deve morire per le sue idee e ancor meno nessuno deve usare giovani vite per alimentare odio e violenza: troppi ragazzi ne erano stati vittime. Un messaggio quanto mai attuale che continua a essere tradito anche in questi giorni, anche in questo 7 luglio.
A chi soffia su questo fuoco, a chi alimenta odio sia di monito il pensiero di Pippo, nulla potrà mai giustificare la violenza: troppi giovani hanno già perso la vita, un prezzo inaccettabile che non potrà mai e poi mai essere ripagato.
Giuseppe Leone
