Ridimensionate le pene inflitte in primo grado agli imputati coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro. Al centro del processo un’organizzazione attiva tra Scalea, l’Agro nocerino e l’area oplontina

La Corte d’Appello di Catanzaro ha ridimensionato le condanne inflitte in primo grado nell’ambito del processo sul traffico di droga che avrebbe interessato la Calabria, l’Agro nocerino-sarnese e l’area vesuviana. Al centro dell’inchiesta un’organizzazione accusata di gestire il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti tra Scalea, Nocera Inferiore, Pagani, Scafati e Torre Annunziata.
Secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia, il sodalizio criminale sarebbe stato caratterizzato da una struttura ben organizzata, con ruoli definiti tra fornitori, corrieri, custodi, acquirenti e distributori della droga. Fulcro delle attività sarebbe stata Scalea, dove, secondo gli investigatori, avrebbero operato anche soggetti sottoposti a misure di prevenzione e figure di spicco della criminalità organizzata, tra cui il nocerino Antonio Pignataro, deceduto nei mesi scorsi.

Tra gli imputati ritenuti di maggiore rilievo figura Domenico Tamarisco, detto “Nardiello”, di Torre Annunziata. Con lui avrebbero operato, secondo l’accusa, Luigi Vicidomini, detto “‘o Taliano”, di Nocera Inferiore, e Patrizio Fiume, soprannominato “l’Immortale”, di Torre del Greco.

La Corte d’Appello ha rideterminato diverse pene. Ivan Busiello di Scafati, Gianluca Lano di Pagani, residente a Roccapiemonte, ed Enrico Uda, originario di Cagliari, sono stati condannati a 4 anni di reclusione e 30mila euro di multa. Per il nocerino Salvatore Maiorino la pena è stata ridotta a 9 anni e 8 mesi di reclusione, mentre per Pietro Santagada a 8 anni e 8 mesi. Riduzione significativa anche per Luigi Vicidomini e Patrizio Fiume, le cui condanne sono passate da 16 a 10 anni di reclusione. Domenico Tamarisco ha ottenuto una riduzione da 24 a 18 anni di carcere.
La Corte ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza. Sei imputati, invece, hanno scelto di definire la propria posizione attraverso il concordato in appello, rinunciando così al giudizio di secondo grado.
Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Rino Carrara, Giuseppe Fedele e Francesco Vicidomini.
Nelle carte dell’inchiesta compare anche la posizione di Antonio Pignataro. I giudici del Riesame avevano evidenziato come l’uomo fosse indagato per aver fatto parte dell’associazione dedita al traffico di stupefacenti, ritenuta operativa tra Napoli, Salerno, Reggio Calabria e Scalea e guidata da Tamarisco.
Secondo la ricostruzione della Dda, Pignataro avrebbe svolto il ruolo di referente del gruppo criminale nell’area di Scalea, mettendo a disposizione la propria abitazione nel complesso residenziale Parco Roma per incontri e summit tra gli affiliati e partecipando ai profitti derivanti dall’attività illecita.
A sostegno dell’ipotesi accusatoria vi sarebbero stati numerosi contatti con Tamarisco e con Salvatore Maiorino. In particolare, secondo gli investigatori, l’oplontino avrebbe incaricato il nocerino di depositare parte dei presunti proventi dello spaccio nelle mani di Pignataro.

Gli inquirenti avevano inoltre documentato rapporti confidenziali e incontri tra i principali indagati, dai quali sarebbe emerso un atteggiamento particolarmente prudente, ritenuto indicativo della natura illecita degli argomenti trattati. Sempre a Scalea si sarebbero svolti incontri tra esponenti della criminalità napoletana e salernitana, durante i quali Pignataro avrebbe rappresentato un punto di riferimento per il sodalizio in virtù del suo consolidato passato criminale.
Le intercettazioni avrebbero infine registrato anche momenti di tensione tra Pignataro e Maiorino, con reciproche critiche e contrasti legati, secondo gli investigatori, a questioni economiche connesse alla gestione delle attività illecite.
