Maxi frode sui bonus edilizi da 160 milioni: la regia in mano a due commercialisti salernitani

Nel mirino della Guardia di Finanza due professionisti e sette imprenditori tra Agro, Valle dell’Irno e Cilento. Il 24 giugno il confronto con il Gip in base alla riforma Nordio

Frode sui bonus edilizi tra Nocera, la Valle dell’Irno e Salerno: la regia in mano a due commercialisti e sette imprenditori. Tutti i dettagli del raggiro. Tra le scoperte degli inquirenti spunta anche una bancarotta milionaria di una ditta di elettronica attiva tra Salerno, Nocera e Avellino.

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Due commercialisti del Salernitano avevano messo in piedi due distinte associazioni per delinquere finalizzate a compiere una quantità enorme di truffe legate ai vari bonus edilizi in dieci regioni d’Italia. Grazie alla complicità di imprenditori compiacenti, l’organizzazione era riuscita a sottrarre finanziamenti pubblici per ben 160 milioni di euro, denaro poi riciclato da altri membri del gruppo soprattutto in Asia. In diversi casi, le pratiche fasulle erano state avviate all’insaputa dei reali proprietari degli immobili: tra gli episodi finiti sotto la lente della magistratura c’è persino una finta ristrutturazione edilizia relativa a un edificio di proprietà del Comune di Cicerale, nel Cilento.

È lo spaccato inquietante emerso dalle indagini della Procura di Salerno, guidata dal procuratore capo Raffaele Cantone, ed eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Salerno, al comando del colonnello Antonio Specchia, insieme ad altri reparti della Guardia di Finanza. Sotto inchiesta sono finite ben 240 tra persone fisiche e società con sede in Campania, Lazio, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto.

Per nove indagati, ritenuti i vertici delle due organizzazioni, sono state richieste misure cautelari (per quattro è stato chiesto il carcere, per cinque gli arresti domiciliari). Si tratta di due commercialisti — uno di Albanella e l’altro residente a Mercato San Severino (ma originario di Agropoli) — e sette imprenditori residenti tra Nocera Inferiore (due persone), Cava de’ Tirreni, Bellizzi, Eboli, Mercato San Severino e Sicignano degli Alburni. Il prossimo 24 giugno i due professionisti e cinque dei sette imprenditori saranno sottoposti all’interrogatorio preventivo di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Salerno — come previsto dalla recente riforma Nordio — che deciderà sull’effettiva convalida delle misure cautelari.

L’inchiesta e il meccanismo delle società “cartiere”
Gli approfondimenti dei finanzieri si sono concentrati su un maxi giro di frodi legato agli incentivi statali varati negli ultimi anni, tra cui il “Bonus facciate“, il “Superbonus 110%”, l'”Ecobonus” e il “Sismabonus”. Le indagini hanno permesso di ricostruire un sistema illecito ramificato, riconducibile a due fazioni criminali: una con base tra la Valle dell’Irno e l’Agro Nocerino e l’altra nel Cilento.

Il meccanismo fraudolento si fondava sull’utilizzo strumentale di oltre 80 società sparse in tutta Italia, spesso con sedi fittizie, prive di dipendenti e di strutture operative. Molte di queste erano vere e proprie società “cartiere”, nate con l’unico scopo di emettere documenti fiscali per attestare lavori edili milionari in realtà mai eseguiti. Le riqualificazioni fantasma avrebbero riguardato circa 200 immobili su tutto il territorio nazionale, lasciando i proprietari — compresi alcuni enti pubblici — totalmente ignari della frode.

Il ruolo chiave dei commercialisti
Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Salerno, i due esperti contabili residenti a Mercato San Severino e Albanella erano i veri promotori delle due associazioni a delinquere. Erano loro a costituire le società, assumendone le cariche o l’amministrazione di fatto. Sfruttando le proprie abilitazioni professionali per accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle Entrate, i professionisti generavano milioni di euro di crediti d’imposta totalmente inesistenti nei cassetti fiscali delle ditte esecutrici.

Subito dopo, questi crediti fittizi venivano monetizzati cedendoli a società terze del tutto ignare, oppure venivano utilizzati in compensazione da aziende compiacenti per pagare imposte reali effettivamente dovute, provocando così un duplice danno alle casse dell’Erario.

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La bancarotta tra Salerno, Nocera e Avellino
Nel corso della stessa attività investigativa, la Procura ha ottenuto la liquidazione giudiziale di una società operante nel settore dell’elettronica e della telefonia, con sedi a Salerno, Nocera Inferiore e Avellino. L’azienda veniva utilizzata per reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio. Questa ditta avrebbe intrattenuto fitti rapporti commerciali con altre imprese create per commettere sistematicamente reati tributari, arrivando a emettere fatture per operazioni inesistenti (Foi) per un valore astronomico di oltre 335 milioni di euro.

I canali del riciclaggio in Asia e le tecniche investigative
I flussi finanziari dei proventi illeciti sono stati ricostruiti grazie a una minuziosa analisi di tutte le movimentazioni bancarie. Gli inquirenti hanno così contestato i reati di riciclaggio e autoriciclaggio per un valore complessivo di circa 17 milioni di euro. In molti casi, il denaro sporco veniva trasferito all’estero, con destinazione finale verso Cina, India e Pakistan.

Le indagini si sono rivelate particolarmente complesse a causa dell’alto numero di soggetti coinvolti e della vastità del raggio d’azione. La Guardia di Finanza ha adottato un approccio multidisciplinare, incrociando verifiche fiscali e contabili con metodologie investigative tradizionali e tecnologiche: appostamenti, pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati telefonici, perizie forensi sui dispositivi informatici sequestrati e il tracciamento degli indirizzi IP per ricostruire i flussi telematici degli indagati.