Arrestato il cantante Niko Pandetta, dovrà scontare oltre 4 anni di reclusione

Il rapper catanese famoso anche nel Salernitano e tanti concerti erano stati organizzati in provincia

Era un idolo anche per molti giovani della provincia di Salerno e si organizzavano concerti in locali di tutto il Salernitano, fino spingere le autorità di pubblica sicurezza ad intervenire. In particolare prima della pandemia e fino al 2020, il cantante spopolava anche nella provincia salernitana. Ora, però, Niko Pandetta il rapper che cantava “Pistola nelle Fendi” è stato arrestato a Quarto Oggiaro e si trova in carcere ad Opera.

Per dirla con le sue parole, stavolta il rapper che cantava «Maresciallo non ci prendi», il maresciallo lo ha preso. Vincenzo Pandetta, 31 anni (nipote di un boss, arrestato) è stato fermato nel Milanese oggi dalla Polizia di Stato che lo ha rintracciato dopo che il 12 ottobre, il cantante neomelodico poi passato alla trap, vincitore di due dischi d’oro ma con precedenti per spaccio e più volte al centro di polemiche per i suoi testi legati alla sottocultura della criminalità organizzata, era sparito dalla circolazione dopo una condanna definitiva a 4 anni e 5 mesi per spaccio ed evasione.

Con sé aveva 12mila euro, che ha giustificato con un nuovo contratto discografico.
Pandetta, residente a Catania, alloggiava da alcuni giorni in un appartamento affittato in uno stabile di via Michetti. Il turbolento cantante, disco d’oro per il singolo ‘Pistole nella Fendi’ e per l’album ‘Bella vita’, è un abituale frequentatore del capoluogo lombardo, sia per le serate di movida nei locali sia per motivi di tifo calcistico. Sceso da casa intorno alle 8 in compagnia del suo manager, è stato lasciato salire sull’auto guidata da un amico dagli agenti appostati in zona e poi fermato a un semaforo rosso in via Lessona. Ai poliziotti è sembrato sorpreso, e avrebbe confermato di essere venuto a Milano “per firmare un contratto discografico” asserendo anche che poi “si sarebbe consegnato”.

Secondo quanto si è appreso il trapper ha dormito in una stanza affittata per lui proprio dal suo manager, un uomo di 33 anni di origini albanesi. Con Pandetta c’era anche un amico, di 38 anni, con precedenti per falso, alla guida dell’auto sulla quale è stato poi bloccato. La posizione dei due è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria: non si esclude che possa essere contestata a questi suoi collaboratori la ‘procurata inosservanza di pena’ essendo consapevole della sua latitanza, ormai nota anche pubblicamente. Il provvedimento di carcerazione è stato emesso dal Tribunale di Catania dopo che nei giorni scorsi la Cassazione ha respinto il ricorso dei legali del 31enne, rendendo definitiva la condanna.

Lo scorso settembre, sul suo profilo Instagram, si era fatto fotografare in divisa da carabiniere. “Maresciallo non ci prendi”, il commento dell’artista, noto alle cronache anche per essere nipote del boss mafioso Salvatore Turi Cappello, in carcere dal 1993. “Sono abituato agli spazi stretti, alle case piccole, alle celle, alla scena italiana – aveva scritto sul suo profilo il cantante – Quando tornerò là mi porterò il vostro affetto. Da dentro vi darò nuova musica. Uscirò e mi vedrete più forte di prima”. E in un altro suo post, queste parole: “Sono cambiato ma pagherò il mio passato finché ci sarà da pagarlo. Non fuggo più né dalla polizia né dalle mie responsabilità”.