Cari lettori di Rtalive, in questi giorni, anche mediaticamente, si sta facendo molta confusione tra inceneritore e termovalorizzatore.
Gestire i rifiuti è ormai diventato un enorme problema, tanto da entrare prepotentemente nella dialettica del governo tra contrari e favorevoli agli inceneritori. Ricordando che per una corretta gestione dei rifiuti le parole d’ordine sono due: raccolta differenziata e riciclo del rifiuto.
L’inceneritore è progettato per eliminare i rifiuti solidi attraverso la combustione. I rifiuti, devono essere organizzati, smaltiti e stoccati secondo norme precise, anche europee, che prevedono l’esclusione di materie che, bruciate, possano liberare fumi e scorie particolarmente tossiche: quindi devono essere rigorosamente trattate. Si ritiene, quindi, che dal punto di vista della sicurezza ambientale e della salute pubblica questo apparato industriale di smaltimento sia poco affidabile. Tuttavia, occorre precisare che esistono in merito delle norme rigorose e collaudi preliminari al fine di monitorare l’emissione dei gas e garantire uno smaltimento in tutta sicurezza.
Il termovalorizzatore è invece un impianto per lo smaltimento di rifiuti solidi tramite l’incenerimento degli stessi e lo sfruttamento del calore sprigionato dalla combustione. I rifiuti vengono convogliati attraverso un selettivo processo chimico computerizzato in un impianto supplementare che consente la produzione di energia elettrica. Tutto ciò permette un significativo risparmio sulle bollette energetiche delle persone che risiedono nei luoghi adiacenti all’ubicazione del termovalorizzatore.
Il Rapporto della Società britannica di Medicina Ecologica ha studiato gli effetti sulla salute che gli inceneritori dei rifiuti producono. Ed emerge, secondo le loro conclusioni, che anche gli inceneritori di ultima generazione contribuiscono significativamente all’immissione nell’ambiente di polveri sottili, le cosiddette nanoparticelle, che sono un rischio sanitario ben più grave delle polveri PM10.
E da questo si capisce perché paesi in passato propensi ad incenerire i rifiuti, come Stati Uniti e Giappone, stanno smantellando quelli vecchi e da tempo non ne costruiscono più di nuovi.
In Europa sono attivi 354 impianti termovalorizzazione/incenerimento in 18 nazioni. In Italia l’incenerimento dei rifiuti è una modalità di smaltimento minoritaria, la percentuale dei rifiuti urbani inviati ad incenerimento è aumentata passando dal 2,5 milioni di tonnellate a 5,3 milioni di tonnellate.
C’è solo da arrossire d’avanti a questo eccesso di pigrizia e talvolta mancanza di rispetto per l’ambiente. In fondo, è questione di entrare nel meccanismo della differenziata, inoltre è comodo che qualcuno venga a prendere la tua immondizia direttamente a casa: una volta compreso il senso di recupero e riciclo, ci si accorge che il paese è più pulito e che le cose potrebbero andare meglio.
Sonia Angrisani
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