San Marzano, i dubbi sugli immobili comunali, opposizione all’attacco

Le accuse della consigliera di opposizione Margherita Oliva

Lunedì scorso, il consiglio comunale si è riunito per parlare di bilancio ma ancora oggi, l’opposizione continua a chiedere chiarimenti anche sugli immobili di proprietà comunale. La consigliere comunale di opposizione Margherita Oliva di AlmaMente ha sostenuto che sarebbe poco trasparente e inesatta la «descrizione p degli immobili».

Secondo Oliva, infatti, manca da parte dell’Ente comunale la comunicazione dei fruitori di tali beni e l’ammontare del canone che i beneficiari sarebbero tenuti a versare. In più, sottolinea la rappresentante di AlmaMente: «Su alcuni di questi sono state emesse delle ingiunzioni a demolire. È il caso di un fabbricato in via Salvo d’Acquisto, il quale dispone non solo della struttura in muratura, ma anche di un appezzamento di terreno. Ebbene, proprio tale struttura, è interessata da un’ingiunzione a demolizione, emessa nel 2017, a causa del rischio idraulico e del vincolo archeologico cui è sottoposta. La questione, però, non finisce qui, poiché proprio su tale area sono state realizzate diverse opere, senza alcuna autorizzazione. Non comprendo allora come una comunicazione così importante sia potuta sfuggire al sindaco Zuottolo ed al responsabile del patrimonio, il quale ha stipulato un contratto di fitto per un’opera abusiva».

Nell’intervento in Consiglio comunale la consigliera Oliva ha ribadito: «Sindaco, Non dica che non sapeva perché tutti gli atti sulle demolizioni sono trasmessi al suo ufficio». Tale situazione interesserebbe, inoltre, anche un altro immobile. «L’edificio di proprietà del Comune dove sono ospitate, in comodato d’uso gratuito, le suore vocazioniste, nonché scenario di numerose manifestazioni alle quali ha partecipato questa amministrazione, è interessato da opere abusive che non sono state rilevate dall’Ente», ha sostenuto la consigliere Margherita Oliva. «Bisognerebbe dunque leggere, ma soprattutto fare tutto ciò che è possibile, per evitare di essere chiamati in futuro a rispondere di negligenza nella gestione del patrimonio cittadino e quindi pubblico».

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