Nocera Inferiore, il giusto “caro” caffè

Spese per la sanificazione, la prolungata chiusura e la mancanza del prestito bancario, i motivi dell’aumento

Riparte la città, ma aumento anche i prezzi. La fase 2 per il Comune capofila dell’Agro nocerino – sarnese passa anche per il caro caffè. Sono pochi i centesimi in più che i clienti devono versare per gustare la classica bevanda al banco del bar. Costi lievitati per ragioni specifiche e soprattutto comprensibili. La sanificazione degli ambienti, le attrezzature per garantire la sicurezza ed il distanziamento sociale e il materiale disinfettante, hanno inciso sui prezzi ed inevitabilmente sul prodotto finale. Quindi, un giusto “caro” caffè che non dovrebbe sorprendere i consumatori. A questo, se si aggiunge la lunga chiusura osservata durante il lockdown, con la mancanza di incassi e costi vivi, tra bollette varie, il piccolo aumento diventa davvero irrisorio. Le perdite solo per i bar del centro ammontano alle migliaia di euro, in un caso, oltre 30mila euro in un solo mese. Cifre enormi che gli esercenti non potranno mai più recuperare. Per non parlare del prestito dalle banche garantito dallo Stato che sta diventando una vera e propria odissea. Quindi, ostacoli logistici ed economici che rendono i commercianti nocerini dei coraggiosi, pronti a nuotare tra le onde del mare mosso della fase 2.

Ed allora come dargli torto per questi lievi aumenti? Invece, bene farebbero i clienti, quelli ovviamente che hanno introiti economici sicuri, a consumare più spesso e qualcosa in più nei bar cittadini. Certo non si risolveranno d’un botto le difficoltà finanziarie degli esercenti, ma è pur sempre un aiuto concreto per la fase di ripartenza. Va detto che non tutti hanno preferito percorrere la strada dell’aumento, almeno per il momento, ma nei prossimi mesi, se persiste ancora il rischio contagio, potrebbero pensare ad un ritocco dei prezzi. È la dura legge dei nuovi costi che tutti i commercianti subiscono, una situazione dalla quale nessuno può sottrarsi. Dovranno trascorrere molti mesi prima che la sperata “normalità” torni ad essere sintoma del nostro vivere quotidiano. Forse il periodo estivo, ormai alle porte, potrebbe fornire la necessaria benzina al motore dell’economia locale.

gc

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