Il ricordo di Rita Levi Montalcini a sei anni dalla scomparsa

6 anni fa, all’età di 103 anni, ci lasciava una delle più grandi scienziate italiane del XX secolo.

Rita Levi Montalcini, unica italiana ad essere stata insignita del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1986 ed anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia, è stata una delle più grandi menti della storia. Di origini ebree, Rita Levi Montalcini nacque a Torino nel 1909, figlia di un ingegnere elettrotecnico e di una pittrice. Cresciuta in un clima austero e vittoriano, nonostante il padre la volesse moglie e madre, decise nell’autunno del 1930 di studiare medicina all’Università di Torino. A 21 anni entrò nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg), dove cominciò gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la vita. Ebbe come compagni universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Nel 1936 il rettore dell’Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110 e lode; successivamente si specializzò in neurologia e psichiatria. Costretta a lasciare l’Italia e ad emigrare in Belgio a seguito delle leggi razziali, fu ospite dell’istituto di neurologia dell’Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso. Poco prima dell’invasione del Belgio tornò a Torino, ma da qui iniziò una fuga lungo tutta l’Italia. I Levi-Montalcini sopravvissero all’Olocausto restando nascosti a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso abitazione per non incorrere nelle deportazioni. Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, la invitò a St. Louis, a prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University.

Fino al 1977 rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa trent’anni fece le ricerche sull’NGF e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico Stanley Cohen. Durante la carriera negli Stati Uniti, lavorò assiduamente anche in Italia: fondò un gruppo di ricerche e dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia creato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) presso l’Istituto Superiore di Sanità. Dal 1989 al 1995 lavorò presso l’Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di “superesperto”, concentrandosi sullo spettro di azione dell’NGF.Dal 1993 al 1998 presiedette l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, istituzione che è riuscita a rilanciare in quegli anni. Nel 1999 è stata nominata ambasciatrice dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) dal direttore generale Jacques Diouf, per contribuire alla sua campagna contro la fame nel mondo. All’età di circa 90 anni è diventata parzialmente cieca a causa di una maculopatia degenerativa ma ciò non le ha impedito di proseguire nei suoi impegni scientifici e sociali. Rita Levi-Montalcini è stata nominata senatrice a vita dal presidente della repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 1º agosto del 2001. Oltre al premio Nobel, ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti fra i quali cinque lauree honoris causa: dall’Università di Uppsala, dal Weizmann Institute di Israele, dalla Saint Mary University e dalla Constantinian University (USA), dalla Università Bicocca (Milano), dal Politecnico di Torino. Rita Levi Montalcini morì il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni.
Tante le sue massime e le frasi famose passate alla storia, tra queste una in particolare che ella stessa volle dedicare ai giovani con quali ha sempre saputo dialogare, pur avendo rinunciato, per amore della scienza, ad una famiglia propria.

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi”.

L.T.

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