Resta in salute: “Schiavi della tecnologia”

Cervicale in fiamme e mal di testa? Colpa del cellulare!

E’ esagerato parlare di postura da smartphone? Assolutamente no, anzi, con l’utilizzo più diffuso della tecnologia tramite cellulari, computer e tablet sono incrementate a dismisura le complicanze inerenti alla postura. Questo sta creando una crescita dei dolori del tratto cervicale generati dalla flessione del capo in avanti verso tutti questi apparecchi. Chi lavora al pc abitualmente presenta una postura tipica: le mani poggiate su una tastiera, seduto con gambe accavallate, testa inclinata in avanti, spalle elevate e la schiena con una curva di solito molto preoccupante. Mentre la postura di chi utilizza frequentemente il cellulare è ancor più caratterizzante, comportando l’irrigidendo di un braccio, con annessa rotazione dello stesso, flettendo l’altro braccio verso il basso, sui fianchi, e facendo lo stesso con la testa. Ricerche recenti hanno dimostrato che gli Italiani trascorrono circa 6/7 ore al giorno su internet, tra social e whatsapp; basti osservare i luoghi pubblici come le fermate degli autobus, bar, piazze, scuole e luoghi frequentati da ragazzi che non riescono a parlare con i loro coetanei senza avere in mano il cellulare. Una situazione molto grave soprattutto nell’adolescenza, dove viene plasmata la struttura ossea e muscolare che rimarrà per tutta la vita.

Flettere la testa con un angolo di 60 gradi (angolazione assunta per vedere il cellulare) pone, virtualmente, un peso di circa 30 kg sulla colonna vertebrale nel tratto cervicale e tutto questo sta causando innumerevoli conseguenze dannose, quali : dolore localizzato o tensione diffusa, difficoltà e rigidità nel movimento, vertigini, mal di testa, dolore alla nuca, dolore al braccio e alle scapole, contratture dei muscoli cervicali e dei trapezi, dolori alla schiena e, nei casi di maggior abuso, dolore agli occhi. Per ovviare a questi problemi bisognerebbe adottare delle posture idonee per utilizzare questi dispositivi, in posizione eretta. Il pc andrebbe utilizzato stando seduti su delle sedie, poggiati su di un tavolo, o comunque usando dei supporti che aiutino a mantenere la normale curva fisiologica della schiena. Questa è una tematica a cui deve esser conferito un enorme rilievo; data la sua attualità, è un problema a cui si deve necessariamente far fronte. È ormai evidente che l’Internet è parte della nostra quotidianità. Infatti, accanto ai risvolti negativi che dal suo smodato utilizzo possono derivare, esso comporta anche degli effetti positivi: costituisce un incredibile strumento di informazione, il più potente di cui oggi vantiamo. Infatti tra i numerosi aspetti positivi che presenta c’è quello in virtù del quale internet conferisce la possibilità istantanea di accrescere la nostra cultura e il nostro livello di istruzione se utilizzato in maniera idonea; inoltre arricchisce le nostre connessioni sociali, soprattutto in adolescenza.

Ovviamente, seppur internet abbia indubbiamente degli aspetti positivi, non possiamo (e non dobbiamo) dimenticare di considerare l’altra faccia della medaglia, quella a cui prima si è fatto riferimento, ovvero gli effetti negativi che può causarne un suo uso scorretto, quando questo ha un impatto troppo profondo sulle vite degli adolescenti (e non solo), dovuto ad un uso massiccio ed enormemente frequente della rete, tale da causare una vera e propria dipendenza, nonché la nascita di disturbi psicologici. La cyberpsicologia, come una postura non corretta, rappresenta un ulteriore nocumento dovuto all’utilizzo spasmodico di tablet o smartphone. Si tratta di una branca della psicologia che si occupa dello studio dei disturbi derivanti dall’uso di internet, in particolare quello dei social network da cui i ragazzi sono sempre più dipendenti poiché traggono un senso di appagamento dall’aggiornamento continuo della propria pagina personale, dalle approvazioni ricevute con i like altrui alle proprie foto che vanno quindi ad incrementare l’autostima, dal senso di sicurezza che scaturisce dalla consapevolezza di avere una rete di amici (che molto spesso nella realtà non si ha); proprio come nelle dipendenze da sostanze, anche nelle dipendenze da internet sono previsti i sintomi di astinenza, in caso di impossibilità di uso e con annessi disagi psicofisici (ansia, suscettibilità,stress oculare, crampi alle mani, tachicardia), fino ad un vero e proprio craving, ovvero la presenza sempre maggiore di pensieri fissi inerenti al come e quando connettersi.
 
La ragione fondamentale che spinge i ragazzi delle attuali generazioni a ricorrere in modo così eccessivo alla tecnologia è sicuramente il fatto che, rispetto al passato, attraverso i social viene offerta loro la possibilità di proporre al pubblico un’immagine di sè ideale, filtrata e modellata, diventando finalmente ciò che non si è e che si vorrebbe essere, costruendosi una rete di amici (fittizia) senza necessariamente interagire vis a vis con essi, aspetto particolarmente interessante soprattutto per i più timidi. Mentre infatti i ragazzi estroversi si comportano in modo uguale nella realtà e sui social, gli introversi usano i social in modo compensativo, così come sulla base di questi due aspetti varia la tendenza alla condivisione di contenuti, rispettivamente, maggiore e minore. Chiaramente l’uso che i ragazzi fanno di internet è inversamente proporzionale all’interazione sociale, agli scambi personali nel mondo esterno, ad una maggiore quantità di tempo trascorsa lontano dagli schermi degli smartphone in isolamento mentale. La rimodulazione di questi schemi di utilizzo compulsivo dei social, ormai destinati a corroborarsi sempre più nell’era della tecnologia, dovrebbe provenire dalle figure genitoriali e da un loro maggiore controllo sull’impiego che i propri figli fanno di internet, ponendo attenzione ad eventuali ed eccessivi assorbimenti da parte degli strumenti tecnologici che finiscono per causare menomazione delle funzioni sociali e scolastiche. La sensibilità del genitore nel cogliere il disagio dei propri figli può essere decisivo per il suo benessere fisico e psicologico.

Marianna Bove

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